
Corriere dello Sport (R.Maida) – Finisce con la Roma sotto la Curva Sud, in festa per un derby da sorpasso, ma è stata anche una serata di calore condiviso. Il brivido avvolge come le lacrime della signora Daniela Sandri, teneramente abbracciata dal figlio Cristiano, perché la morte di un ragazzo che amava il calcio è qualcosa che svilisce ma almeno unisce, a prescindere dalla bandiera, senza ostilità né campanilisimo. E così quando la Nord sfoggia la toccante scenografia dedicata a Gabriele, la Sud dall’altra parte dello stadio applaude. E’ un derby che nasce così, nel segno dell’amicizia e della solidarietà, dentro a un Olimpico finalmente quasi pieno come ai tempi belli, soffiando sulle squadre che poi in campo se le daranno di santa ragione, come è comprensibile in un contesto di alto agonismo, ma senza comportamenti esasperati.
FESTA – L’ufficializzazione arriva durante l’intervallo: 55.775 spettatori, meglio del derby da Champions di Yanga-Mbiwa, meglio di tante desolanti serate (e giornate) dei Roma-Lazio degli ultimi anni. La Curva Sud mostra la scritta enorme “Roma”, con bandierine gialle nello sfondo rosso, semplice ed efficace per il giro del mondo televisivo e cybernautico. E a proposito di solidarietà ultrà, nel cuore del tifo romanista spunta uno striscione con i colori della Sambenedettese dedicato a Luca Fanesi, da parecchi in giorni in coma dopo gli incidenti capitati a Vicenza a margine di una partita di Lega Pro.
CARICA – La svolta arriva all’inizio del secondo tempo quando la Sud propone un altro slogan a caratteri cubitali per manifestare superiorità nel senso di appartenenza: L’Urbe siamo noi, dicono i romanisti. E come per incanto l’ex Kolarov, fin lì sonnecchiante, si avventura nell’area di rigore laziale prendendosi il rigore che Perotti, un cecchino chiamato Diego, piazza a passo lento alle spalle di Strakosha per poi trascorrere una mezz’ora (si fa per dire) con tutta la squadra sotto alla Curva. Ed è solo l’inizio perché Nainggolan, il marziano con una gamba sola, poco dopo fa impazzire i romanisti con la sua linguaccia rock, a cominciare da Totti che in tribuna salta in piedi per celebrare il primo derby da dirigente. Da Totti, da tutti.