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Mourinho: “Ragazzi fantastici, soffrono e non mollano mai”

Mourinho: “Ragazzi fantastici, soffrono e non mollano mai”

La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) – Con il cuore, soffrendo da matti e stringendo i denti di fronte ad ogni difficoltà. Ma anche con l’orgoglio di aver dato tutto, dove quel tutto è bastato per arrivare ad un passo dal paradiso. Che poi è Budapest, la Puskas Arena dove il 31 maggio José Mourinho andrà a caccia del suo bis in giallorosso, dopo la vittoria della Conference League della scorsa stagione a Tirana. Per il portoghese questa sarà la sesta finale europea della sua carriera, dove le altre cinque si sono concluse tutte con dei relativi trionfi. Scaramanzia a parte, per Mou è un altro momento di gloria assoluta. E pazienza se poi il conto finale parla di 23 tiri a uno per il Bayer Leverkusen, quello che contava era il risultato. E il traguardo finale, road to Budapest.

La gioia Alla fine lo spogliatoio giallorosso era una bolgia, con tutti i giocatori giallorosso a festeggiare il traguardo. «Ce ne andiamo in finale», il coro del gruppo, con la maglia di Kumbulla esposta al centro per la dolce dedica al difensore albanese. E se la Roma è li, a Budapest, il merito e soprattutto suo, del condottiero di questo gruppo, di José Mourinho. Che ieri ha giocato ancora una volta a mossa e contromossa, muovendo le sue pedine e chiudendo addirittura con Bove esterno destro, in fascia. Mou ha raschiato il barile, cercando risorse e soluzioni ovunque. E alla fine ha vinto lui. Che prima si è andato ad abbracciare i suoi ragazzi uno ad uno e poi ha esultato quasi piangendo, con quel pugno chiuso dove è racchiuso tutto il suo orgoglio. E siccome Mou è un uomo speciale, alla fine arriva anche una dedica speciale. «Il messaggio che vogliamo dare è per l’Emilia Romagna. Nelle difficoltà è il momento in cui si trova il meglio di se stesso. A Roma è un momento di grande festa, ma non possiamo dimenticare la tristezza e le difficoltà di questa gente. E allora diciamo forza Emilia Romagna».

Poi Mou si gode il trionfo. «Questa è la mia squadra, ma se non avessimo avuto Smalling da poter far entrare forse non saremmo passati. Questa è la differenza dei dettagli. I miei ragazzi danno sempre tutto. Pensiamo a Bove, che giocava in un campo di plastica e ora è qui e ha chiuso facendo il quinto, che non è la sua posizione. Questo è il nostro lavoro: esperienza, saggezza, saper stare nelle partite e nascondere i problemi. È una squadra incredibile ed ai tifosi dico che merita qualcosa di speciale per lunedì».

E allora ora si andrà a giocare la seconda finale consecutiva alla guida della Roma, un tratto di storia giallorossa che resterà per sempre negli annali di storia. «Ma io non penso a questo, ma piuttosto a far crescere i miei ragazzi ed a regalare qualcosa ai tifosi romanisti, che mi hanno dato tanto – dice ancora Mourinho -. Oggi per loro è una grande gioia ed è quello che punto a dargli da quando sono arrivato in questa città». Gioia e rispetto, però. Come quello che ha avuto per Xabi Alonso, suo amico e suo ex giocatore. «Non mi piace esultare in faccia agli amici. Xabi sta facendo un grande lavoro, ho preferito sfogarmi negli spogliatoi. La finale? Il nostro pensiero era ovviamente quello di arrivarci, ora troviamo il Siviglia che è una squadra for-tissima, ha grande esperienza. Sarà dura, ma ci penseremo più avanti. Intanto ci sono tre nostre squadre nelle finali europee, è una bella cosa per il calcio italiano».

Esattamente come è bello vedere come lui non sbagli mai un colpo. Ha sofferto faticato, è stato anche criticato per il gioco espresso e per quelle condotte prettamente difensive, forse anche troppo. Ma alla fine ha vinto lui, come gli succede praticamente da sempre. E adesso si gode il meritato traguardo, in attesa di andare ancora un po’ più in la a Budapest, il 31 maggio.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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