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Mentre gli altri pregano, Rüdiger balla

Mentre gli altri pregano, Rüdiger balla

Corriere dello Sport (R.Maida) – Il derby è anche solo una partita. E una partita viene vissuta sui nervi, sulla preparazione, sulla forza delle abitudini. Ogni calciatore ha le sue, che siano di natura scaramantica, religiosa o semplicemente impulsiva. E nella Roma sono diversi i rituali che accompagnano verso il calcio d’inizio, soprattutto quando si gioca all’Olimpico.

IL CAPITANO – Uno dei più abitudinari è Daniele De Rossi, che indossa sempre una maglia sotto la tenuta da gioco e, nel momento di entrare in campo, si fa tre volte il segno della croce prima di andare, insieme con Strootman, a caricare i compagni battendo il cinque a tutti, uno per uno. Sempre De Rossi, appena prima che si cominci, scioglie i muscoli del collo muovendo la testa a destra e a sinistra, come se cercasse la migliore concentrazione. Ancora più scaramantico era Totti, almeno quando aveva il posto fisso in squadra: nella settimana del derby arrivava sempre per primo agli allenamenti e si tagliava i capelli dallo stesso barbiere.

IL TECNICO – E’ affezionato alla ripetitività dei comportamenti anche l’allenatore: Spalletti porta al collo un rosario e non lo toglie mai, nemmeno quando deve festeggiare a torso nudo un campionato vinto come fece a dodici gradi sotto zero a San Pietroburgo. Inoltre per diverse settimane, lo scorso anno, ha indossato un maglione scuro che gli aveva portato fortuna proprio nel primo derby vinto dopo il ritorno a Roma.

IL PRESIDENTE – Ma il sangue latino scorre nelle vene dello stesso padrone, James Pallotta, che una volta ha raccontato di voler vedere in casa da solo, senza essere disturbato da nessuno, le partite della sua Roma. E sempre con una maglia o un vessillo giallorosso addosso. Con il derby, almeno dopo il brutto 26 maggio, il sistema ha prodotto diversi risultati positivi e potrebbe essere riproposto stasera.

ALTRI – Il portiere di coppe Alisson, invece, ha il suo talismano: un asciugamano, sempre lo stesso, che deposita in fondo alla rete come se fosse un santo protettore a cui affidarsi. E a proposito di preghiere, Manolas esce sempre dagli spogliatoi con lo sguardo in cielo e le braccia larghe rivolte verso l’alto. I greci ortodossi sono molto devoti, come confermava l’ex Torosidis abituato a baciare tutti i santini che aveva. I brasiliani Bruno Peres ed Emerson si abbracciano, ringraziando il Signore. Ma nella Roma le religioni si intersecano in una buona sintesi: Salah, che è musulmano, si inginocchia dopo ogni gol segnato baciando il terreno. Più profana la preparazione di Rüdiger, fissato con la musica: porta le sue casse negli spogliatoi e balla, per alleggerire la tensione.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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