ULTIM'ORA

Cori, bandiere e festa: anche l’Olimpico torna a scaldarsi in 30.000 sugli spalti

Cori, bandiere e festa: anche l’Olimpico torna a scaldarsi in 30.000 sugli spalti

roma-udinese-tifosi

Il Corriere dello Sport (L.Scalia) – Ti amo, ricominciamo. E’ la strofa della famosa canzone di Pappalardo che si è alzata da più settori dell’Olimpico prima del riposo, alla chiusura di un primo tempo privo di mordente. La Roma ci ha messo un po’, ma alla fine ha ricambiato. Insomma, amore corrisposto: i primi baci, quei brividi dentro, li hanno stampati Perotti, Dzeko e Salah.

CURVA – Il nonno dei flash mob. Mancava da troppo tempo: in mezzo l’estate e quintali di sabbia. Sull’inno della Roma sciarpe all’altezza del cuore e un canto che non teme giudizi per l’esecuzione intonata o meno. Uno spettacolo unico che da solo vale il prezzo del biglietto. Si parte sulla scia della tradizione. Febbre Roma. Alta, ma non altissima. Sarà per il caldo, per le ferie di agosto, forse per l’appeal dell’avversario della prima giornata, un’Udinese più multietnica che mai. Fatto sta che il dato ufficiale dice 30.940 presenze. Curva Sud semi-vuota, poche bandiere, Monte Mario quasi sold out: mondo capovolto, con i Distinti Sud che sono diventati il centro più folkloristico del tifo giallorosso.

DECIBEL TOTTI – Non gioca neppure un minuto, ma resta il numero uno. A mani basse. Decibel alzati al massimo quando il nome di Totti è stato sputato fuori dall’altoparlante alla lettura dei nomi di chi stava in panchina. Istanti di pausa studiati, il suo faccione sul maxischermo: un privilegio conquistato sul campo. Poi quelle cinque lettere scandite hanno riempito i polmoni. Nel giochino dell’applausometro il capitano si è piazzato al primo posto con un margine di distacco notevole sui titolari, Nainggolan e Strootman compresi.

DZEKO – Dzeko e i borbottii, quei “noooo” senza fine, vanno a braccetto a lungo. Sembra una gara stregata. Invece non è così: prima il rigore conquistato, poi il gol liberatorio che fa esplodere nelle casse tre volte il nome “Edin” e tre volte l’eco “Dzeko“. El Shaarawy, invece, viene coccolato dagli applausi per qualche tiro telefonato (anche quando lascia il posto a Perotti), mentre le accelerate di Salah mandano lo stadio in apnea, un po’ come quando Bruno Peres mette il turbo sulla destra. Tutti promossi al novantesimo: l’ha detto il popolo dell’Olimpico.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

180024 articoli