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Conti Italiani indietro nel campionato del brand: Roma al quindicesimo posto

Conti Italiani indietro nel campionato del brand: Roma al quindicesimo posto

Corriere Della Sera Economia (F.Chiesa) – Squadre di calcio che cambiano proprietario. È successo per Roma e Inter. Ora tocca al Milan, con il closing che potrebbe arrivare il 10 febbraio. Ma come calcolare il valore di un club dal punto di vista economico? La capitalizzazione di Borsa (quando c’è), il bilancio oppure un calcolo che rifletta anche il brand value? «I valori di bilancio e la capitalizzazione di Borsa, anche a causa del basso capitale flottante non esprimono i reali valori delle società, non esprimono i reali valori delle società — sostiene Luca Petroni, partner di Deloitte —. Nel valore di una società calcistica rientrano asset immateriali il cui valore di mercato non è pienamente espresso nel bilancio». Per esempio? «Il valore dei calciatori è espresso in relazione al costo storico, che non rappresenta nel tempo il reale valore. Poi bisogna considerare il brand e il bacino di tifosi, tutti elementi difficilmente apprezzabili dalla lettura del bilancio e che sono, per le squadre italiane, asset con un potenziale commerciale poco sfruttato».

IN ORDINEDeloitte ha fatto un’elaborazione utilizzando dati di Forbes che valutano le componenti a valore di mercato. La squadra che vale di più, il Real Madrid con 3,6 miliardi di dollari, è cresciuta del 15% tra il 2007 e il 2016 e ha accelerato tra il 2011 e il 2016, aumentando il valore del 21,1%. La seconda, il Barcellona con 3,5 miliardi, si è apprezzata del 23,4% in dieci anni e del 29,5% negli ultimi cinque anni. I top club che mostrano un valore maggiore dal 2007 a oggi sono quelli spagnoli con un valore medio per club di circa 2.600 milioni, poi seguono le inglesi con 2.440 milioni. La terza è infatti il Manchester United, con 3,3 miliardi di dollari (+19,6% negli ultimi dieci anni). E già così si vede che la classifica stilata da Forbes in base al valore delle squadre non corrisponde alla classifica «Football money league» per ricavi stilata da Deloitte. Dopo dodici anni consecutivi al primo posto, il Real Madrid è sceso in terza posizione, pur avendo aumentato il proprio fatturato di 50 milioni di euro rispetto alla passata stagione. I Red Devils dal punto di vista del fatturato sono una macchina da guerra: grazie a marketing e merchandising e diritti Tv, sono diventati il club più ricco d’Europa. Il fatturato della squadra di Mourinho, Ibrahimovic e Pogba si avvicina ai 700 milioni di euro, quasi 60 in più di quelli del Barcellona.

I NOSTRI TEAM – Anche le italiane crescono, ma negli ultimi dieci anni lo fanno meno delle altre. Nel 2007, i top club del campionato italiano (Milan, Inter e Juventus) avevano una valutazione di 649 milioni di dollari per club, più dei top club tedeschi (541 milioni) e di quelli spagnoli (Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid) pari a 615 milioni di dollari per club. Tra il periodo 2007-2016, seppur il valore dei club italiani sia cresciuto raggiungendo i circa 900 milioni di dollari per società, le squadre delle altre leghe correvano di più: in Spagna, il valore medio per club arrivava a 2,6 miliardi di dollari grazie a un tasso annuo di crescita composto del 17,4%. La crescita del valore dei club italiani è guidata dalla Juventus, che è passata da circa 0,6 miliardi di dollari del 2007 a 1,3 miliardi del 2016 (+15,6% il tasso annuo di crescita composto 2010-16). Il Milan non è riuscito a crescere a un ritmo altrettanto veloce restando ancorato a una valutazione di circa 800 milioni di dollari durante il periodo 2007-16 così come per l’Inter rimasta stabile (+0,1% il tasso annuo di crescita composto 2007- 16). Eppure, l’Inter è salita di una posizione al 19esimo posto nella classifica dei fatturati con 179 milioni di euro di ricavi dai 164,8 milioni del 2014/15. La Juventus con 341 milioni è rimasta al decimo posto, così come la Roma è sempre ferma in 15esima posizione con 218 milioni. Il Milan ha perso due posizioni ed è 16esimo con 241 milioni.

IL FATTORE IMMOBILI – Il perché di questa crescita più lenta si spiega in parte anche con la questione degli stadi. «La costruzione di uno stadio di proprietà moderno, rivolto anche a un pubblico premium & corporate permetterebbe ai club italiani di ridurre il gap con quelli stranieri — dice Petroni —. Con i posti premium & corporate l’Arsenal arriva a generare circa il 40% dei ricavi da match a fronte del 15% della capacità allocata». Finora hanno lo stadio di proprietà soltanto Juventus, Sassuolo e Udinese (in concessione per 99 anni), mentre Roma e Milan sono in stand-by. 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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