
AS Roma Match Program (T.Riccardi) – Negli ultimi tre anni è la trasferta preferita della Roma. È il posto – Olimpico a parte – dove i giallorossi si sentono più a loro agio. Dove hanno segnato di più (7 reti), dove non hanno mai subito gol e dove, di conseguenza, hanno sempre vinto. Non tanto per le lunghe e tranquille distese della pianura Padana circostanti. E nemmeno per il cibo che, da quelle parti, stenta tanto a essere cattivo. Chissà perché, ma è storia recente: quando la Roma vede il Mapei Stadium di Reggio Emilia, casa del Sassuolo, si esalta e tira fuori il meglio di sé. Tre gare, tre vittorie e tanti bei gol (uno di Florenzi alla Maicon formato triplete, persino il primo ufficiale di Doumbia con questa maglia). Ma ce n’è una di partita, in particolare, che merita un capitolo a parte. Un pezzo a parte. Si tratta dell’ultima Sassuolo-Roma, quella del 2 febbraio 2016. Giornata numero 23, turno infrasettimanale, un freddo raro in campo e sugli spalti. Match tirato fino all’ultimo secondo, portato a casa tra mille sofferenze, ma portato a casa (2-0 Roma, Salah, El Shaarawy). Ecco, quel risultato ebbe un significato particolare per la seconda Roma di Luciano Spalletti. Forse è proprio lì che si è creata la nuova alchimia, che poi ha portato a rimontare posizioni in classifica e a collocarsi al terzo posto finale. Da lì, probabilmente, è (ri)partito tutto il “motore”. Come accadde una sera del 18 dicembre 2005 a Genova, contro la Sampdoria. Quando – in assenza di attaccanti – il tecnico toscano trovò la formula magica con Totti centravanti e una serie di centrocampisti dietro di lui pronti a inserirsi e a sfruttare la profondità. Una mossa che poi portò tre titoli in bacheca (2 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana) e Totti a vincere la Scarpa d’Oro nel 2007 con 26 gol segnati in un campionato solo.
Undici anni dopo, a Sassuolo, è accaduta più o meno la stessa cosa, offrendo meno novità dal punto di vista tattico, ma ritrovando quelle certezze che sembravano smarrite chissà dove. Quel giorno esordisce pure Diego Perotti, schierato come riferimento offensivo alla Totti. Numero 8 sulle spalle, falso 9 sul terreno di gioco, piedi da “diez”. Da 10. L’argentino era arrivato il giorno prima a Trigoria, acquistato dal Genoa nelle ultime ore del mercato invernale. Poco tempo per conoscere mister e compagni, ma sufficiente per essere impiegato subito. Dal primo minuto. D’altronde pure quella volta, come nella vigilia di Marassi, c’era emergenza nel settore avanzato (Dzeko out, Totti non al meglio). Spalletti si affida a Diego e non viene tradito. Anzi. È il migliore dei 22, ispirando il raddoppio di El Shaarawy con un assist al bacio, preceduto da una finta di braccio (sì, di braccio) che mette per terra il difensore neroverde, Paolo Cannavaro. Tuttavia, non era stato tutto così semplice. De Rossi è costretto a uscire presto per infortunio e al posto suo entra il difensore slovacco Gyomber. Lo stesso Norbert si fa male in un contrasto, ma resiste. Gioca con un piede fratturato e con una fasciatura sulla testa. Prima del secondo gol del “Faraone”, Berardi sbaglia un rigore facendo perdere qualche mese di vita a tutti i tifosi romanisti presenti e a quelli davanti la tv. Il talento calabrese calcia alto, mandando il pallone proprio in braccio ai sostenitori venuti dalla Capitale, appostati dietro la porta difesa da Szczesny. Forse sono loro a soffiare sulla sfera e ad alzare la traiettoria. Forse sì, furono loro. Un errore sottolineato dai romanisti come un gol segnato.
Lo stesso Spalletti è convinto che quella notte del Mapei abbia contribuito a restituire una Roma di vertice: “È vero – dice l’allenatore al Match Program – quella fu una partita che determinò un cambio caratteriale della squadra, oltre che tattico. La squadra lottò forte nelle difficoltà e giocò un bel calcio. Da lì è partita una striscia positiva molto importante”. Vero, perché la Roma aveva già vinto il turno precedente con il Frosinone (3-1), ma da Sassuolo in poi inanellò altre sette vittorie consecutive (otto complessive con il successo sui ciociari). Proprio quella sera la Roma si riscoprì squadra con la S maiuscola. S come Spalletti, come Sampdoria e come Sassuolo.