Corriere della Sera (S. Agresti-M.Colombo) – Uno, Fali Ramadani, lo chiamano “il Raiola dell’Est”, perché parla molte lingue, cinque, e perché ha cominciato anche lui dalla ristorazione prima di diventare il procuratore di tanti campioni, soprattutto balcanici (Pjanic, Perisic, Handanovic, Maksimovic, Marin) ma non solo (Koulibaly, Marcos Alonso), oltre che di un allenatore di primo piano come Sarri.
L’altro, Pietro Chiodi, è stato definito “un cucciolo al quale è stato dato troppo cibo e per questo si è ribellato”: la frase appartiene a Giovanni Becali, grande manovratore del calcio romeno, e l’ha pronunciata nel momento in cui è stato arrestato per un altro scandalo legato al calciomercato.
I due agenti di calciatori sui quali sta indagando la Procura di Milano non sono nuovi a voci e polemiche, che li hanno sfiorati o toccati nonostante siano sempre attenti a sfuggire ai riflettori. In questo, ad esempio, Ramadani è decisamente differente rispetto a Raiola, preferisce il basso profilo e restare nell’ombra, sia nei tempi buoni che in quelli cattivi. Come questo, evidentemente. Ramadani, nato in Macedonia da genitori albanesi, domiciliato a Palma di Maiorca ma con la sede operativa della sua Lian Sport a Berlino, vanta legami importanti nel calcio.
Di De Laurentiis, ad esempio, ha detto: “Aurelio è un amico e agli amici si cerca sempre di dare una mano“. Ma il rapporto più stretto ce l’ha probabilmente con Pantaleo Corvino, ex direttore sportivo della Fiorentina, al quale hanno spesso rimproverato di avere contatti esclusivi con Fali: con lui ha chiuso l’affare Jovetic, quello che ha trasformato il ristoratore in procuratore, e poi anche Ljajic, Nastasic, Seferovic, Behrami. “Ma guardate quante plusvalenze ci ha fatto fare“, la difesa del dirigente.
Quanto a Chiodi, è lo storico agente della famiglia Di Francesco: papà Eusebio, allenatore esonerato dal Verona, e Federico, ora all’Empoli. Così ha stabilito un rapporto intenso anche con Totti, con il quale è stato fotografato nell’estate scorsa a pranzo a Pescara e nella sede dell’Empoli. Tra gli undici club nei quali ieri gli agenti della Guardia di Finanza hanno raccolto documentazioni e mail, il sentimento prevalente è la collaborazione.
La Juve ostenta serenità nonostante sotto la lente di ingrandimento della procura di Milano emergano i trasferimenti di Pjanic al Barcellona e di Chiesa dalla Fiorentina. “Gli indagati sono altri, non noi”, ribattono dalla Continassa.
Il Milan, a cui è stata chiesta la documentazione relativa a Rebic e Kalinic (ma il secondo ha vestito la maglia rossonera sotto la precedente gestione cinese), offre piena cooperazione. Marotta, amministratore delegato dell’Inter, non pare scomporsi: non è la prima volta in cui — indagando su reati fiscali a carico di agenti — la magistratura chiede copie di documenti. Allo studio i contratti di Perisic e Handanovic.
La Roma ha ricevuto la visita degli agenti ieri pomeriggio: le operazioni su cui verte l’inchiesta riguardano tre giocatori, ma sono movimenti che risalgono all’epoca in cui la società era di proprietà di Pallotta. Ancora più tranquillo è il Torino che con Ramadani ha concluso solo l’affare riguardante il giovane Butic, ceduto in prestito in B e oggi al Pordenone.