
Alessio Figalli, fresco vincitore del premio Nobel alla matematica, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport. Queste le parole del tifoso della Roma:
Un numero speciale, per la sua Roma, è il 10, che poi lo è anche nella matematica.
«Sì, in fondo il nostro è un sistema decimale, strutturato in decine, centinaia, migliaia…».
Se la Roma fosse un’equazione a quale l’assocerebbe?
«Non mi sento di avere una risposta per questo, ma posso dirvi quale sarebbe il Nobel della sua storia».
Prego, ci dica…
«Francesco Totti, ovviamente».
La Roma non vince un trofeo dal 2008. Esiste un’equazione per farla tornare a vincere?
«Non esiste una risposta facile a questa domanda…».
Seriamente, allora: l’equazione trading-competitività può essere la strada giusta per un club come la Roma in questo calcio moderno?
«Ogni squadra deve fare i conti col budget. Non conoscendo i numeri, non posso esprimermi. Ripenso però al film «Moneyball» (in Italia «L’arte di vincere»). Basato su una storia vera, un allenatore di baseball si affida alla statistica per decidere che giocatori comprare. Il risultato? Un successo inaspettato con un budget minimo. Non dico che funzionerebbe nel calcio, anzi probabilmente no, ma sarebbe un esperimento simpatico (ci sono già squadre al mondo che si affidano a quel modello, ndr)».
Lo ha citato una volta anche il presidente Pallotta, un altro che su numeri e fondi ha costruito la sua fortuna. Se gli dovesse dare un suggerimento per il futuro?
«Qualche giorno fa il presidente mi ha scritto per congratularsi della medaglia e per organizzare un incontro. Quando lo vedrò ne discuterò con lui. Quando ero in Texas andavo a guardare le partite al Roma Austin Fan Club. E lì una volta ho avuto il piacere di conoscerlo».
Attualmente il suo rapporto con la Roma qual è?
«La seguo sempre e la vedo quando posso. Allo stadio non vado da tanto, ma quando ero al liceo ero spesso presente all’Olimpico. A dieci anni, del resto, giocavo a pallone, non pensavo certo ai numeri».
La Roma di Di Francesco gioca con il 4-3-3. Esiste un principio matematico per la copertura perfetta del campo?
«La realtà è che una squadra non copre mai tutto il campo ma di solito poco più della metà, con continui spostamenti. Da questo punto di vista il 4-3-3 è certamente molto ragionevole, in tal senso».