Stadio Olimpico di Roma, Fiorentina-Napoli, finale di coppa Italia. Da giorni ormai non si parla d’altro, il bombardamento mediatico cerca colpevoli e innocenti, accusa e assolve. Ma come sono andati realmente i fatti allo stadio? Cosa è accaduto nel pomeriggio e nella sera di sabato scorso all’Olimpico? Abbiamo trovato inutile cercare informazioni nelle voci di opinionisti e giornalisti televisivi, che non hanno visto nulla dell’accaduto, ma semplicemente riportano notizie di seconda mano. Abbiamo trovato molto lontano dalla realtà e dalle testimonianze raccolte sul campo quanto affermato nei programmi di approfondimento sportivo. Le vere vittime di questo sabato sono stati i “tifosi onesti” e gli steward.
Una scena incredibile si presenta da subito agli steward, una folla urlante di tifosi privi di rispetto e civiltà, si riversava spingendo già ai pre-filtraggi della zona nord, quella dedicata ai tifosi partenopei, fino a sfondare le barriere in ferro travolgendo il personale steward in servizio e mandando all’ospedale “i primi due feriti” della giornata. La stessa folla, priva di titolo d’accesso regolare, oltre che di umanità, si riversava poi al filtraggio dei tornelli nord, il passo successivo per l’entrata. Le testimonianze del personale dello stadio a questo punto ci fanno inorridire, ci limiteremo a riportare quanto raccontato senza commentare e rispettando la privacy di chi ci parla.
Era un susseguirsi di urla e di spinte, i tifosi del Napoli hanno iniziato subito a passare in due al tornello costringendo contro le sbarre di ferro ignari tifosi “regolari”. Più ultras venivano cacciati fuori, più ne arrivavano ai tornelli cercando di entrare. Nessuno veniva risparmiato da offese e minacce verbali e fisiche, gli stessi tifosi del Napoli venivano derubati del biglietto e a volte anche del documento da altri tifosi del Napoli.Biglietti falsi in quantità industriale giungevano nelle mani degli steward dopo il passaggio in massa al tornello, anche tre persone contemporaneamente. Quello che spaventa sono i numeri statistici dei tifosi “irregolari”, si parla di almeno 4000 tentativi, 1 su 5 non poteva entrare allo stadio.
La gabbia in ferro prima del tornello si riempiva a dismisura di persone, davanti i privi di biglietto impedivano l’accesso a chi il biglietto l’aveva, da dietro altri ultras spingevano per creare un disagio e obbligare ad aprire i tornelli senza titoli di accesso. La situazione si complicava, le persone erano messe in pericolo dagli stessi ultras, fin quando due cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine riuscivano a riportare la situazione a livelli accettabili. I gruppi organizzati di ultras partenopei venivano scortati e fatti entrare allo stadio dalle forze dell’ordine, senza il passaggio ai tornelli.
Molte famiglie abbandonavano lo stadio dai settori occupati dai tifosi partenopei, bambini in lacrime ed impauriti fuggivano da quello che somigliava più ad un campo di battaglia che ad una finale sportiva. Altri steward venivano feriti. Più si avvicinava l’ora della gara, più la situazione peggiorava. Nel settore distinti nord, si consumava una aggressione organizzata da parte degli ultras del Napoli contro gli steward, provocandone il ferimento di cinque, spedendoli in infermeria. Tanti i tifosi che chiedevano aiuto al personale dello stadio contro le spinte e le difficoltà per accedere allo stadio, provocate dagli altri tifosi in fila.
Con il diffondersi della voce del ferimento a colpi di arma da fuoco del tifoso del Napoli, gli animi si esasperavano. Molti tifosi chiedevano di abbandonare lo stadio, decisi a farsi giustizia da soli cercando il colpevole degli spari. Ad ogni apertura dei cancelli gruppi di tifosi partenopei privi di biglietto tentavano di forzare le porte in ferro dello stadio. Spinte e sputi, calci e offese, e poi bottiglie riversate contro gli steward piene di urina, tutto pur di sfondare ed entrare. Tentativi di forzare che proseguivano per tutta la durata dell’incontro fino a tarda notte, accompagnati da offese e lancio di oggetti.
Nel frattempo, in campo il fitto lancio di bombe carta e fumogeni provocava il ferimento di un pompiere che veniva portato via dagli steward. Successivamente le autorità assieme ad Hamsik si avvicinavano al settore curva nord spalti, per parlare con Genny a’ Carogna. Poco dopo la gara iniziava, il campo sentenziava la vittoria del Napoli. Al termine della sfida i tifosi del Napoli invadono il campo da gioco da tutti i settori a loro dedicati, spingendo e correndo vanno verso il campo, rompono le reti della porta, i cartelloni pubblicitari elettronici, bloccano i giocatori e gli tolgono magliette e pantaloncini.
Con non poca difficoltà si ristabilisce l’ordine e si fanno rientrare i tifosi nei loro settori per poter svolgere la cerimonia di premiazione. Continua il lancio di petardi all’indirizzo degli steward posizionati sotto la curva nord. Al termine dell’evento, i tifosi vanno verso le uscite dalle quali spingendo e forzando erano giunti banchetti di bibite abusivi con ombrelloni e generatori per le luci, in tutti i settori. All’una di notte passata, finalmente gli steward si recavano alle loro auto per tornare a casa, ma un’ultima orrenda sorpresa li attendeva, vetri rotti e gomme bucate nel parcheggio a loro dedicato, l’ultimo saluto di una giornata devastante, retribuita in “maniera inadeguata” circa 40 euro.
Gli steward si sono detti inorriditi e offesi dagli “assurdi” commenti pronunciati dai giornalisti Rai e Mediaset, che accusavano loro per l’entrata di petardi e bombe carta, di persone prive di biglietto e di tifosi “daspati”. Ci ricordano che la loro perquisizione denominata “pat down” è superficiale, di abiti e tasche del tifoso, e non corporale completa come solo le forze dell’ordine possono fare. Inoltre a volte la loro autorità non è rispettata dal tifoso “irregolare”, sapendo bene che non può essere “obbligato con la forza” dallo steward passibile di denuncia e identificabile dal numero di cartellino e fratino di riconoscimento. Insomma, qualunquistico incolpare gli steward, le vere vittime della finale di Coppa Italia.
