
Il mondo dello sport ormai non è solo competizione, adrenalina, risultati, trofei, coppe e gare. C’è un qualcosa che è in maniera indissolubile legate a questo mondo. Stiamo parlando del business e dei rapporti di partnership con i grossi marchi dell’economia mondiale.
Il legame tra calcio e economia si sta ulteriormente ampliando, come testimonia l’ingresso degli operatori di scommesse e gambling tra i top sponsor delle squadre più blasonate dei campionati europei. L’industria del gambling è in crescita, in continuo sviluppo e sembra non conoscere crisi. Per tale motivo stiamo assistendo ad un processo di espansione, che ha portato i principali brand ad allargare i propri orizzonti. E non c’è modo migliore per farlo che rapportarsi con un qualcosa che riempie la vita degli appassionati. D’altronde, come si suol dire, la pubblicità è sempre e comunque l’anima del commercio.
Nell’ultimo decennio noti brand del gioco d’azzardo sono divenuti sponsor di alcune importanti squadre di calcio. Si può fare l’esempio di 32Red.it, che alimenta le casse degli inglesi dello Swansea City e degli scozzesi del Glasgow Rangers, di Bwin, che è in stretti rapporti con top club come la Juventus e il Real Madrid, di Sisal Matchpoint, che è top sponsor della Roma, e di IZiplay, che ha stipulato accordi con il Genoa e con il Milan.
Si tratta di una tendenza nata in Inghilterra, nella tanto copiata e imitata Premier League, ma che ora sta progressivamente sfondando anche in Italia. Non è un caso infatti che, sia prima che nell’intervallo delle partite, negli schermi delle tv degli appassionati di pallone appaiono numerose e disparate quote. Invogliare a scommettere è un modo per ampliare il proprio pubblico. Ampliare il proprio pubblico è un modo per espandersi. È tutto un circolo vizioso insomma.
Il gioco d’azzardo si inserisce nel gotha dei potenti che hanno messo le mani sul calcio. L’ingresso di magnati russi e arabi al timone di club come il Chelsea o il Manchester City nella Premier League, o il Psg nella Ligue 1, aveva rappresentato il primo passo verso una trasformazione del football in una sorta di società quotata in borsa da usare come vetrina per il proprio blasone internazionale oppure come un investimento sicuro in un settore dove la vendita del merchandising e i diritti televisivi la fanno da padrone. Non solo petroldollari. Negli ultimi anni stiamo assistendo anche all’invasione delle cordate cinesi. Thohir ha messo le mani sull’Inter affidandosi alla Goldman Sachs, il Milan di Berlusconi è al centro di numerose trattative con colossi come Alibabà, dopo il flop della due diligence con Mr Bee.
Cosa ci riserverà il futuro? Non abbiamo dubbi, un calcio sempre più affine ad un holding e una lotta impari tra club ricchissimi e presidenti di provincia squattrinati.