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Mourinho: “A volte sono crudele”

Mourinho: “A volte sono crudele”

Il Tempo (M. Vitelli) – José a confronto con José. Il primo è Tolentino de Mendoça, cardinale archivista e bibliotecario di Santa Roma Chiesa, il secondo è Mourinho, l’allenatore della Roma. Il faccia a faccia raccontato dall’Osservatore Romano si è tenuto all’interno del Vestibolo della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove i due portoghesi hanno affrontato diverse tematiche: lo sport, l’importanza dell’educazione, la guerra tra Russia e Ucraina e molto altro.

Trait d’union, il legame di entrambi con il filosofo Manuel Sérgio. Proprio da questo maestro del pensiero, inizia il colloquio tra i due José. “Uno dei suoi concetti principali – spiega il cardinale – è quello della periodizzazione antropologica e tecnica. Non ci sono tiri, ma persone che tirano, non ci sono gol, ma persone che fanno gol“.

Parole che aprono al giallorosso uno dei tantissimi cassetti della memoria. “Il primo giorno di Università, facoltà di Educazione Fisica e Sport, la prima materia che mi trovo davanti è Filosofia con il professor Manuel Sérgio – dice il giallorosso – e mi chiedo: a quale scopo? Lui comprende subito che ho bisogno d’aiuto e mi dice in maniera diretta: ‘Chi capisce soltanto di calcio, di calcio non capisce nulla‘”.

Mourinho svela che oggi i due sono grandi amici. “E non solo, per me è il rapporto con lui fa parte di un processo di continuo apprendimento“. Poi si tocca un argomento sempre spinoso per chi fa della competizione un aspetto basilare della vita: il fallimento. “Le esperienze buone e quelle meno buone non hanno prezzo – sottolinea Mou – l’unica cosa che non mi piace dei miei 59 anni è che la mattina a volte mi sveglio con qualche dolorino, ma come persona e come allenatore ho 20 anni in più di esperienza”.

A questo punto il cardinale Tolentino prova a scavare un po’ nell’animo del mister. “Per un allenatore è molto importante la conoscenza dell’umano…”.  La risposta di Mourinho è come sempre puntuale. “A livello tecnico è quasi sempre un déjà-vu, una situazione che ho già vissuto in passato. Ma sotto il profilo umano mi rifiuto di fare paragoni tra giocatori e anche il mio modo di pormi è sempre diverso. La maturità è fondamentale, ma lo sport di alto livello conosce momenti di crudeltà“.

Sollecitato su una spiegazione a quest’ultima affermazione, l’allenatore più vincente della storia del calcio risponde così. “Siamo pagati per vincere, gli atleti, non gli uomini sono pagati per vincere e a volte nella gestione di una squadra ci sono da prendere decisioni crudeli, non c’è tempo di aspettare”.

In effetti, nel calcio come nella vita, gli errori si pagano. “Se sbaglio mi esonerano – continua lo Special One nel mio lavoro cerco di aiutare gli altri e me stesso a migliorare. Una cosa che mi riesce difficile accettare è lo spreco di talento”.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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