Corriere dello Sport (F. M.Splendore) – Li chiamiamo i bambini di Mourinho. È stato lo stesso tecnico portoghese a coniare il sostantivo: da Zalewski e Bove fino a Pisilli e Pagano, questi ultimi due in campo ieri sera al Via del Mare per la Supercopa Primavera dopo essere stati gli ultimi promossi dallo Special tra i grandi. La vittoria del primo trofeo stagionale giovanile 2023-2024 oltre ad allungare una scia straordinaria di trionfi giovanili dell’era Friedkin dice una volta di più quello che non va mai dimenticato.

Ha vinto l’allenatore Federico Guidi coni suoi ragazzi, si, con il responsabile del settore giovanile Vincenzo Vergine, il ds Mauro Leo: ma nella squadra di ieri imbottita di 2006 carichi di speranze Mannini, Marin, Golic, con un capitano straordinario come Cherubini, c’è un lavoro che affonda le radici in un tempo senza tempo a Trigoria, fatto da Bruno Conti, Alberto De Rossi, Massimo Tarantino, Morgan De Sanctis, Simone Lo Schiavo e da tutti i tecnici che su questi ragazzi hanno lavorato, gli osservatori che li hanno presi.

E prima ancora da altri dirigenti e tecnici, fino a Totti e De Rossi, prima ancora Dibba e Kawasaki. Dunque ha vinto la Roma e basta, quello stemma che riassume tutto. Certamente da due anni Tiago Pinto ha trasferito nel vivaio un modello ereditato dal Benfica che ha puntato ad una crescita interdisciplinare dei giovani. Il 2023 aveva già portato la Coppa Italia alla Primavera, gli scudetti alle Under 17, 16 e 13. Questo, riletto attraverso la lente di una storia gloriosa, vuol dire una cosa soltanto: il vivaio Roma è un marchio doc. Un vanto.