CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – Al Sinigaglia la Roma è caduta male, malissimo. È finita 2-1 per il Como e la stagione ora rischia di scivolare via proprio sul più bello. I giallorossi sono infatti scivolati al sesto posto e si ritrovano a inseguire proprio la squadra di Cesc Fàbregas, ora avanti di tre punti e sempre più credibile nella corsa alla Champions. Errori e orrori anche per gli arbitri, che nelle ultime due partite non hanno risparmiato problemi a Gian Piero Gasperini, prima con il rigore non assegnato a Genova, una settimana fa, poi con il rosso inventato per Wesley.
Eppure la partita per il tecnico era cominciata con un’illusione. Sette minuti appena e i suoi erano già avanti: intervento di Diego Carlos su El Shaarawy e rigore. Dal dischetto Malen ha firmato il vantaggio. Ma è stato pure l’unico tiro in porta della serata romanista. Un lampo isolato dentro una notte di ombre. Il Como ha preso campo, ritmo e personalità. La Roma invece è rimasta impantanata tra errori tecnici, scelte tattiche sbagliate e una velocità di gioco lontanissima da quella dei padroni di casa.
Il primo tempo è rimasto bloccato dalle marcature asfissianti e dalle (troppe) idee tattiche, ma i segnali erano già evidenti: Nico Paz e Ramon hanno sfiorato il gol tre volte. Poi è arrivata la ripresa. Fàbregas ha schierato la difesa a quattro e inserito la coppia Douvikas–Diao. È stata la mossa che ha acceso la partita e spento gli ospiti. L’assalto lariano è diventato continuo, martellante. Douvikas ha trovato il pareggio con un tiro che è passato sotto le gambe di Svilar sul suo palo. Venti minuti dopo è arrivato il secondo schiaffo: disattenzione totale di Ziolkowski e Diego Carlos opera il sorpasso.
Nel mezzo c’è stato però l’episodio che ha acceso le proteste capitoline: l’espulsione di Wesley, inventata da Massa. Una decisione pesante, arrivata quando il risultato era ancora in bilico e che ha indirizzato definitivamente la gara. I numeri però raccontano una superiorità quasi totale dei lombardi nella ripresa: dodici tiri a zero, un legno di Da Cunha e tre grandi occasioni. Dall’altra parte il nulla. Un deserto offensivo in cui l’unico squillo (ed errore) è arrivato da Donyell Malen, che ha sprecato una potenziale palla gol non servendo il liberissimo Pellegrini in area.
I biancoblù continuano quindi a sognare. I risultati parlano chiaro: quattro vittorie e un pareggio nelle ultime cinque partite. Numeri da grande squadra e che ora respira l’aria di impresa. Per la Roma invece le Idi di marzo portano presagi inquietanti. Il sesto posto e un solo scontro diretto vinto contro le concorrenti (proprio con i comaschi all’andata) raccontano una verità difficile da accettare: gli uomini di Gasperini non sono più favoriti per il quarto posto. E con un calendario che propone ancora Inter, Atalanta, Bologna e il derby con la Lazio nelle ultime nove giornate, più i soliti problemi tra infortuni e squalifiche, la strada diventa tutta in salita.