Spalletti ingrana la quarta. E con Dzeko la Roma è terza

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La Gazzetta dello Sport (A.Elefante) – Non sappiamo cosa Spalletti intenda numericamente per filotto di vittorie necessario a svoltare, ma un poker – che mancava da ottobre – è un bell’iniziare. E l’esultanza di ieri non si porta dietro neanche il dubbio dell’amica fortuna, come quelle contro Sassuolo e Samp. Semmai segnali di una squadra che comincia a star meglio anche di gambe, se stavolta nell’ultima mezzora non è calata, ma anzi ha vinto la partita, dando un senso al suo record stagionale di possesso palla (73%). Il modo migliore per mettere pressione da 3° posto a Fiorentina e Inter e anche scacciare dubbi come quelli che hanno galleggiato per 75’, prima che in 2’ scarsi Salah facesse saltare il tappo di una bottiglia che stava cercando di agitare assieme a Pjanic e Nainggolan: ancora due punti persi in trasferta con una pericolante? Ma soprattutto: Dzeko o non Dzeko? La risposta è stata il gol del 2-1 del bosniaco, che non segnava in azione in campionato dal 30 agosto.

LA SCELTA – Spalletti aveva rinunciato sia a Pjanic che a Keita, con una scelta precisa: passare dalla libertà degli zero riferimenti di un tourbillon offensivo frullato da Salah, Perotti e El Shaarawy agli obblighi dell’avere il massimo riferimento offensivo. Da servire in un certo modo e dunque privilegiando meno le vie centrali e più le fasce: maggiormente sollecitato Florenzi di Digne, grazie al movimento a stringere verso il centro di Salah, in contemporanea con l’arretramento di Perotti, spesso andato a occupare la casella vuota del play. Alla Roma sarebbe servito iniziare prima la ricerca di El Shaarawy, inizialmente larghissimo e troppo defilato a sinistra. Ma soprattutto, per trovare spazi utili, avere di fronte un Carpi molto meno compatto e capace di intasarli: rapidissimo a disegnare una linea a cinque dietro con gli arretramenti di Sabelli e Letizia; tostissimo nel tamponamento di Cofie su Perotti e Salah e negli aiuti degli sradicatori di palloni Crimi e Lollo; rapido nel rari ribaltamenti di fronte, impostati su Sabelli e sui movimenti in profondità di Mbakogu e Mancosu. Che al 40’ aveva pensato al rigore per una presunta ancata di Manolas. Un brivido per la Roma, che fin lì, a parte un colpo di testa troppo morbido su cross di El Shaarawy, aveva avuto da Dzeko, sempre raddoppiato, quasi solo mollezza e sponde o spizzate, seppur quasi sempre azzeccate e preziose: due volte per Salah (31’ e 44’: uscita di Belec e traversa dell’egiziano) e una di petto (28’ della ripresa) per Nainggolan.

LA SVOLTA – Ma dopo il 4-1-4-1 scelto da Spalletti (Vainquer davanti alla difesa e davanti a lui Pjanic e Nainggolan molto più libero), la botta da 25 metri di Digne «lo squaglia-Carpi» e la risposta di «entro e segno» Lasagna (regalo di Rudiger a Mbakogu uomo assist), alla distanza sono emersi la maggior qualità della Roma e gli scollamenti di un Carpi che in venti giorni ha affrontato quasi tutta la nobiltà del campionato. Salah ha inventato una serpentina per sublimare un movimento perfetto di Dzeko e dirgli «vai, devi solo segnare»; e poi lo ha ringraziato per come aveva liberato Nainggolan davanti a Belec, andando a segnare in tap-in sulla respinta del portiere. Segnali di vera Roma, finalmente. E finalmente anche con Dzeko.

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