Il Tornatora

Tra Lotito e Pallotta c’è anche il derby delle scaramanzie

di Redazione

E’ vero, Claudio Lotito e James Pallotta sono differenti, ma non solo perché l’uno è il «tuttologo» della Lazio ovviamente sempre presente e l’altro per via dell’Oceano Atlantico che lo separa da Roma è costretto all’arte di scegliere l’uomo giusto per delegare, tant’è che non viene nella Capitale da quasi un anno e mezzo. In fondo la passione non ha metri di misura oggettivi e così si scopre che il presidente giallorosso, causa partita, diventa un camminatore. Le sue grandi magioni, infatti, hanno una serie infinita di stanze, tutte dotate di televisore, e quindi il presidente vede le partite senza mai fermarsi a sedere, bensì camminando da un salone all’altro, spesso pregando, come d’altronde fanno i tifosi di tutte le latitudini. Stessa cosa, peraltro, che ha fatto nelle poche volte che è venuto a vedere la squadra dal vivo all’Olimpico. A sedere mai. Durante la gara, poi, i messaggi ai dirigenti sono una costante. Commenti a volte duri, richieste di spiegazione, semplice euforia. A fine partita, poi, le telefonate ai dirigenti, nella quale si approfondiscono temi e spiegazioni. Sempre salvaguardata, invece, la sfera dell’allenatore, che non viene mai contattato direttamente. Per Lotito, invece, il derby è una sorta di funzione religiosa: esserci è osservare un precetto. Nei primi anni della sua gestione il presidente non mancava neppure un match della sua squadra, sia in casa sia fuori, in Italia come all’estero. Poi, ha deciso di disertare le trasferte. Ma all’Olimpico non manca mai. Sempre solito posto, con il d.s. Tare al suo fianco. E senza i telefonini. Sì, perché ci sono solo due situazioni in cui si stacca dai suoi inseparabili smartphone: quando gioca la Lazio e quando va in Chiesa per la messa domenicale. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.