
Il Tempo (T.Carmellini) – Sia chiaro, non ci sono piaciuti i tempi, ma soprattutto i modi. Perché una storia ultraventennale non può finire così: a pesci in faccia. Ma la domanda che ci viene spontanea è: perché se la Roma (giustamente) non deve essere schiava della storia di Totti, lo stesso Totti deve rimanere schiavo di se stesso e della storia che ha scritto con la maglia della Roma? Perché se è legittimo e per certi versi inevitabile che la squadra giallorossa con Spalletti (ma era successo più o meno lo stesso anche con Garcia) decide di fare a meno del Capitano, non è altrettanto giusto che lo stesso Totti possa decidere di andare a finire la sua carriera altrove? Basta parlarsi, magari meglio se non in tv o sui giornali (vale per entrambi eh), essere chiari e non lasciare le cose sospese. Nel senso: perché se Totti sta bene, è integro e ha ancora voglia di giocare deve smettere di farlo? Se alla Roma non interessano più i suoi servigi, glielo dica chiaramente e poi Totti prenderà le sue decisione: non sarebbe il primo ne l’ultimo ad andare a chiudere la sua carrirea in qualche campionato milionario. Dice: «Ma te ce lo vedi Totti andare a svernare in Cina o a Dubai?». Magari no, ma la scelta deve essere solo sua e Pallotta in questo senso doveva essere più chiaro: ammesso che tra i due ci sia stato il famoso «poi ne parliamo non ti preoccupare» che ha innescato l’equivoco.
Poi, così come per i modi e la tempistica del Capitano, non ci è piaciuta la risposta del tecnico che, in un clima di «pan per focaccia», lo ha platealmente cacciato dal ritiro. Non si fa (tanto meno con un Totti), o comunque se si fa non si dice: probabilmente la questione, adesso come prima, si poteva gestire meglio. Spalletti aveva il coltello dalla parte del manico, la storia attuale della Roma gli stava dando ragione perché è evidente che fin qui la squadra abbia giocato meglio (o comunque bene) senza Totti. È sembrata, per certi versi, quasi una volontà di punire oltremodo un giocatore che comunque ha fatto la storia di questo club: cosa che però non lo esime dall’essere giudicato sul campo questo è chiaro. Così facendo Spalletti ha dato credito a quanti additano la sua «reazione» sopra le righe a vecchie ruggini mai chiarite: anche qui sarebbe stato meglio parlarne subito. Perché non era un mistero che tra il tecnico toscano e i due «capitani» all’epoca s’era incrinato qualcosa. Ma oggi per quello è troppo tardi.
