LA GAZZETTA DELLO SPORT (Pierfrancesco Archetti) – Rivedersi dopo poco tempo e scoprirsi diversi. Succede anche nel calcio. Martedì il Toro aveva steso ed eliminato la Roma dalla Coppa Italia, ma adesso ha di fronte una squadra differente, arricchita di un centravanti dallo spessore diverso e dall’impatto quasi insperato. Anche in panchina, dopo lo show del primo tempo del debuttante Donyell Malen, è scappato un «ma chi abbiamo preso?». La squadra poi è stata spinta anche da motivazioni di stretta attualità: la sconfitta della Juve a Cagliari permetteva di isolarsi al quarto posto. Missione compiuta e Gasperini esce con un sorriso, per l’acquisto, per la sintonia con Dybala, altro delizioso protagonista del match, e perché ha rafforzato la sua tesi secondo cui non esistono le bestie nere.

Il Toro, alla terza sconfitta di fila in campionato, la quinta nelle ultime sei in casa, non ha mai la forza di volontà mostrata in coppa; si rende conto di non essere al livello di questa Roma e non riesce a lottare, a cambiare un destino già scritto. La Roma rimane padrona del campo e nella ripresa dopo mezz’ora raddoppia, evitando anche eventuali sofferenze nel finale a una difesa che per la decima volta esce senza gol al passivo (questa è la terza consecutiva) e si conferma la migliore del campionato. Gasp ha quindi finalmente ottenuto il centravanti di livello che reclamava e non perde tempo a sistemarlo subito da titolare.

Malen dimostra che il calcio ha un linguaggio universale per intendersi subito con compagni di cui a malapena conosce volto e nome. Sicuramente conosceva Dybala, e con un centravanti che va profondo, difende bene palla, è esplosivo nei primi passi sul breve e sa farsi sentire con qualità, anche la Joya sfodera una prestazione che gli mancava da tempo. Gol e assist per lui: non gli succedeva da 13 mesi. L’olandese, con un numero sacro da loro, il 14 di Cruijff, risplende subito facendo ammattire tutta la difesa casa.

I cenni di cronaca sono imprescindibili per dare l’idea del suo esordio. Al 5′ già il primo tiro in porta, dopo 8 minuti e 10 secondi fa ammonire il suo marcatore diretto, Ismajli; poi tra il 19′ e il 26′ impegna Paleari che si salva di piede, apparecchia per Dybala che sfiora l’incrocio, segna e festeggia ma il Var poi si accorge del fuorigioco; risegna e stavolta la rete è buona su servizio dell’argentino, con un’intesa da vecchi sodali: “Don” sistema all’angolo lontano la sua prima rete italiana. Nella ripresa cala, ovvio, ma prima di uscire per l’altro esordiente Vaz, è vicino ancora alla doppietta. Ma, a parte gli acuti dei singoli, va rilevato come tutti i granata siano ipnotizzati dal palleggio e dalle accelerazioni della Roma.

Il 2-0 nasce da una scorribanda di Mancini indisturbato quasi da area a area. Spesso in ritardo, i padroni di casa, mai aggressivi, incapaci di offrire raddoppi o marcature sicure. Eppure il Torino è quello di martedì, mentre Gasp mette un’altra Roma, con solo quattro titolari di Coppa, e Celik, per un risentimento nel riscaldamento, lascia il posto a Rensch. Già nella prima parte gli infortuni tolgono un elemento per parte, con Hermoso e Aboukhlal fuori per Ghilardi e Pedersen, e nel cambio Baroni non ci guadagna. Ma in generale, ai suoi manca anche una reazione significativa dopo lo svantaggio. I granata restano poco velenosi in area: oltre all’occasione di Lazaro, anche nel finale due tentativi di Adams, ma quando la Roma si è già tolta i pensieri con il raddoppio di Dybala. Il suo tocco morbido d’esterno sotto
porta è il gesto riassuntivo di una serata felice, per lui e per la Roma.