Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, è stato intervistato da Radio Uno ed ha parlato dello Stadio della Roma. Queste le sue parole:

Io criticavo molto fortemente il luogo dove si voleva fare lo stadio, e spero che a questo punto non si faccia più, perchè non ha alcun requisito urbano. Non è la più indicata per il futuro della città. Io prendevo esempio da città del mondo da Manchester a Parigi, dalla piccola Udine fino alla nostra Torino. Lì siamo nel deserto e forse Roma, che ha la periferia più estesa del mondo, non doveva ampliare ulteriormente le occasioni di periferia“.

Intervistato da Repubblica Berdini aggiunge: “Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di una amministrazione, quello che emerge dall’inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perchè pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare. Gli arresti di oggi lo confermano: il futuro della città è passato dalle mani pubbliche a quelle private. Non si tratta più di piccoli appalti, come nel caso di Mafia capitale, ma di un progetto enorme. Me lo spiegò il vicesindaco Luca Bergamo. Dopo l’uscita di Francesco Totti, quando disse in tv ‘Famo ‘sto stadio’, mi chiamò: ‘Paolo, dobbiamo fare l’impianto, una posizione contraria non la reggiamo in città. Io provavo a chiedere un intervento organico e invece si pensava che la scorciatoia per il consenso fosse dire sì allo stadio. Panem et circenses. Raggi? La sua vittoria arrivò per un’esigenza impetuosa di buon governo e moralità. Dopo due anni di errori colossali bisognerebbe avere l’umiltà di riconoscere gli errori, riprendere il filo e puntare sulle periferie. Se non si fa così, il suo destino, dimissioni o meno, è segnato“.