Il Tornatora

Spalletti, sindrome da ottavi. L’Europa è indigesta

di Redazione

Corriere Dello Sport (R.Maida) – «Se non faccio meglio di chi c’era prima di me, è giusto che vada a casa». Luciano Spalletti è stato molto sincero nelle ultime settimane, ammettendo anche una serie di errori di gestione che hanno pesato sui risultati, ma adesso rischia di ritrovarsi davvero in una situazione simile a quella che visse Rudi Garcia due anni fa. Anzi peggio perché nel 2015 la Roma, eliminata allo stesso livello degli ottavi di finale in Europa, aveva almeno giocato il girone di Champions. Eliminato dal Lione, in grave ritardo nel derby di coppa con la Lazio, Spalletti rischia di chiudere la stagione senza titoli proprio come il predecessore, cacciato a gennaio del 2016 senza tanti ghirigori. Intanto, nel day after di Roma-Lione, ha ricevuto il Tapiro d’Oro da Striscia. Il secondo in un anno, dopo quello “rimediato” per il caso-Totti: è stata l’occasione di parlare del contratto che non è stato rinnovato («Ci sono delle clausole…») e di inviare un altro messaggio ai giornalisti che seguono la Roma, definiti «sfigati».

BATOSTE – La delusione di giovedì conferma un ruolino poco soddisfacente dell’allenatore in Europa. Soltanto in due stagioni su dodici Spalletti ha superato gli ottavi di una coppa internazionale. Sempre con la Roma e sempre sbattendo contro il Manchester United (nel primo caso con un tremendo 7-1 incassato a Old Trafford) dopo aver prevalso sul Lione in un caso e sul Real Madrid in un altro. Da nove anni, contando anche le quattro stagioni allo Zenit San Pietroburgo, non riesce a eguagliare quel record. E’ verosimile, addirittura, che in Russia lo abbiano allontanato proprio per questo, nonostante due campionati e due coppe vinti nel territorio domestico: nel 2014 venne esonerato dopo la durissima sconfitta nell’ottavo d’andata di Champions contro il Borussia Dortmund, 4-2 in casa. I ricchi padroni dello Zenit erano già scontenti dei ridimensionamenti avvenuti in precedenza: dall’Auxerre allo Young Boys, dal Benfica al Basilea, troppe avversarie avevano colpito e affondato lo Zenit in campo internazionale tra il 2010 e il 2013.

PRIMA VOLTA – E se le sconfitte degli esordi con l’Udinese non possono essere altrettanto gravi, visto il potenziale della squadra, nella prima epoca spallettiana a Roma vanno ricordate altre due serate amare contro avversarie inglesi: l’eliminazione da parte del Middlesbrough nella Coppa Uefa 2005/06 e quella, sfortunatissima, da parte dell’Arsenal ai calci di rigore negli ottavi di Champions 2008/09. Sempre nei maledetti ottavi, la fobia tecnica ormai acclarata della Roma.