Il Tornatora

Il piccolo Cesena spaventa la Roma, Totti la salva e si regala un altro derby

di Redazione

Corriere Della Sera (L.Valdiserri) – E derby sia (andata 1 marzo, ritorno 4 o 5 aprile) con il veleno nella coda. Un rigore molto generoso fischiato da Maresca a tempo scaduto (Agliardi tocca Strootman, ma fa di tutto per evitare il contatto, dopo che l’olandese ha già colpito la palla) regala alla Coppa Italia la semifinale più attesa e telegenica. Il 2-1 arriva però al termine di una gara molto faticosa, dove Spalletti è stato costretto a cambiare più volte il modulo e a ricorrere a giocatori che voleva risparmiare, come Dzeko e Nainggolan. Dopo la sconfitta contro la Sampdoria ci si aspettava una risposta ben diversa e invece la Roma ha ruminato calcio ed è stata salvata dall’episodio finale e dalla classe immensa di Francesco Totti. Uno di quegli atleti che, come il suo amico Roger Federer, devono essere considerati patrimonio dell’umanità. Non ha tremato nel battere il rigore, contro Agliardi che gli aveva parato poco prima una punizione calciata (quasi) alla perfezione. Lui più di tutti voleva la stracittadina e se l’è presa con il suo gol numero 307 in giallorosso, il centesimo sotto le due gestioni Spalletti. In una Roma che ha perso il gusto del passaggio smarcante con la partenza di Pjanic, Totti resta un soffio di aria fresca.

Il Cesena, che aveva eliminato Empoli e Sassuolo, esce a testa altissima. Ha sofferto solo per una parte della ripresa, ma ha risposto sempre colpo su colpo. Il gol del pareggio, dell’intraprendente Garritano, è stato un po’ casuale (Manolas e Alisson si tamponano goffamente) ma del tutto meritato. Sembra incredibile che questa squadra possa essere terzultima in serie B. Camplone, che aveva studiato Giampaolo, ha chiesto e ottenuto il pressing alto finché la sua squadra ha avuto fiato. Senza Salah a scatenare il contropiede la Roma non ha lo spauracchio per queste situazioni. Per tutto il primo tempo è sembrato che la Roma volesse evitare il doppio derby di semifinale, con il suo strascico di tensioni e veleni. Rodriguez è stato pericoloso prima di testa e poi di piede, Perotti si è infortunato presto (muscolare), Manolas e Paredes sono sembrati frastornati dalle voci del mercato appena chiuso. Nell’intervallo Spalletti è corso ai ripari, mandando in campo Nainggolan al posto di Juan Jesus, per dare uno choc a una squadra completamente piatta. Linea a 4 in difesa e più aggressività.

Dzeko, come spesso gli capita, ha sprecato qualcosa di troppo, ma ha poi timbrato il gol numero 22 in stagione, su assist di El Shaarawy (unico spunto del Faraone in tutta la gara). Sembrava fatta, ma l’errore tra Manolas e Alisson ha aperto la porta a Garritano e a quelli che sembravano supplementari inevitabili. L’ultima idea l’ha avuta Nainggolan, che ha servito in profondità Strootman. L’olandese ha colpito, Agliardi non è riuscito a frenare in tempo e l’arbitro ha deciso per un rigore troppo severo per la situazione reale. La Roma l’anno scorso fu eliminata dallo Spezia, condannando Garcia. Questa volta è stata più fortunata e può ancora sperare di conquistare il primo titolo dell’era americana.