Il Tornatora

Pau Lopez c’è: è il 18° portiere straniero della storia della Roma

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – Tocca ufficialmente a lui. Pau Lopez Sabata, classe 1994, esperienze positive in Spagna ed una assai poco rinfrancante in quel di Londra, sponda Tottenham. Un’intera stagione, la 2016-2017, trascorsa a veder giocare Lloris e Vorm senza mai scendere in campo. Ora, a 24 anni e mezzo, spunta la nuova chance. Sfida complicata ma al contempo affascinante: convincere l’ambiente romanista, ancora orfano di Alisson Becker che dal suo addio alla Capitale s’è messo in tasca la Champions League col Liverpool e la Coppa America con il Brasile. Pau Lopez è l’ennesima tentazione straniera, nel ruolo, degli ultimi 22 anni. Da Michael Konsel in poi, la porta giallorossa raramente ha parlato italiano. Eppure la tradizione suggerirebbe altro, visto che la Roma ha vinto i suoi unici tre scudetti con altrettanti guardiani “azzurri” (Masetti, Tancredi e Antonioli). A Pau servirà tanta personalità, oltre al talento, per provare a ripercorrere le orme dei migliori.

I TOP – Pensi a Michi Konsel e i rimpianti sono tanti. Già, perché la Roma andò a prenderlo a 35 anni suonati, dal Rapid Vienna, e probabilmente sarebbe stato il caso di acquistarlo un po’ prima. Riflessi felini, istinto puro, interventi spettacolari. Un campione, fermatosi nella Capitale giusto un paio di stagioni per poi lasciare a causa dell’età avanzata. Positivo anche l’impatto di un brasiliano giunto a Roma da semisconosciuto, ma in grado di diventare in seguito uno dei pilastri della splendida orchestra spallettiana che vinse tre coppe e raggiunse due volte i quarti di Champions, sfiorando uno scudetto: Doni Alexandre Marangon. Uno di carattere. Lo sa bene Christian Panucci, che quasi le prese ad Udine dopo un gol subito. Memorabile anche l’annata, l’unica da titolare, di un altro brasiliano: Julio Sergio Bertagnoli, ad un passo dal vincere uno scudetto incredibile con Ranieri nel 2009-2010. Infine, gli ultimi due campioni veri che hanno “riempito” la porta romanista: Wojciech Szczesny, in prestito dall’Arsenal tra il 2015 e il 2017 prima di trasferirsi alla Juventus, e Alisson Becker. Probabilmente, il più forte di tutti.

I FLOP – Il primo in ordine cronologico risponde al nome di Sebastian Cejas, argentino del ’75 prelevato nell’estate del 2001 dal Newell’s Old Boys. Se ne parlava un gran bene, finì dietro Antonioli e Pelizzoli e giocò giusto qualche partita in coppa, senza mai debuttare in campionato. Una meteora al pari di Artur Moraes, il brasiliano meno fortunato dell’era Spalletti. Di lui si ricordano poche apparizioni e molte papere, anche se in seguito si è saputo far valere in Portogallo raggiungendo due finali di Europa League con Braga e Benfica. E che dire di Bogdan Lobont, tra gli stranieri più longevi della storia della Roma con ben 9 stagioni di militanza. E appena 28 presenze in tutto. L’ultima in una dolorosa finale di Coppa Italia. Negative anche le esperienze di tre elementi portati a Roma da Walter Sabatini: Maarten Stekelenburg, Lukasz Skorupski e Mauro Goicoechea, quest’ultimo destinato ad esser ricordato eternamente per uno degli autogol più goffi e grotteschi mai visti in Serie A, nel match perso per 2-4 con il Cagliari che peraltro condannò all’esonero Zdenek Zeman, proprio colui che pretese l’ingaggio del portiere sudamericano. Infine, l’ultimo flop: Robin Olsen. La scommessa tristemente persa da Monchi.

I FANTASMI – C’è anche una terza categoria, quella dei fantasmi. Ossia, quei giocatori che pur essendo stati regolarmente tesserati non sono mai scesi in campo in gare ufficiali. Nemmeno per un minuto. E’ il caso, parlando dei portieri della Roma, di Dimitrios Eleftheropoulos, ragazzone greco sbarcato nel 2005 (in concomitanza con Doni) dopo aver fatto buone cose con l’Olympiakos. Rimase un solo anno, da terzo, alle spalle del già citato brasiliano e di Gianluca Curci. In questa lista troviamo due rumeni. Il primo è Alexandru Pena, classe 1990, ritiratosi a soli 25 anni dopo brevi esperienze con Bari e Matera. Il secondo è Ionut Pop (’97), protagonista (dopo l’addio alla Roma) con Fidelis Andria e Alessandria e recentemente rientrato in patria, all’Hermannstadt. E come dimenticare il lituano del ’94 Tomas Svedkauskas, approdato nell’estate 2012 assieme ad un’altra meteora (il centrocampista verdeoro Jonatan Lucca). Zero presenze in giallorosso, poi Paganese, Pescara, Olhanense, Ascoli, Lupa Roma e Catanzaro. Ora è tornato a giocare in Lituania, a casa sua. Ultimo, ma non certo per ordine di importanza, il buon Daniel Fuzato (’97) sul quale molti sono ancora disposti a scommettere. Per ora non lo abbiamo mai visto e difficilmente lo vedremo, visto che Pau Lopez e Mirante saranno rispettivamente primo e secondo portiere della squadra di Paulo Fonseca. Un’avventura in prestito altrove è consigliabile.