La Gazzetta dello Sport (M. Cecchini) – È tornato il rumore dei nemici. Nonostante la sconfitta, José Mourinho (il cui nome era stata storpiato sul tabellone prima del match) ruba la vetrina a tutti e mitraglia la sua rabbia. Si capisce subito che la sconfitta nella Stracittadina non gli è andata giù e così, dopo aver parlato in tv, vorrebbe dare un seguito robusto in sala stampa, ma le regole scelte della Lazio – la Lega di Serie A dà tre opzioni – impediscono che l’allenatore possa farlo con domande dirette.
Certo, ha scoperto il derby di Roma inciampando, però gli successe la stessa cosa a Milano con l’Inter, e poi vinse tutto. In ogni caso, anche in campo lo Special One era stato uno spettacolo. Correva a prendere la palla, discuteva con arbitro e quarto uomo, si è fatto ammonire per essere uscito dall’area tecnica per andare a parlare con gli accompagnatori laziali al momento di un cambio.
Alla fine poi, prima di mandare la squadra sotto la curva Sud, tiene a rapporto i giocatori in mezzo al campo per incoraggiarli, rimproverarli, spronarli e complimentarsi tutto in una volta. Insomma, il portoghese è senz’altro un genio mediatico, e anche un corsaro della parola. “La partita l’ha decisa l’arbitro, meritavamo un risultato diverso. Comunque in dieci anni il calcio italiano è migliorato tanto. Purtroppo, in una partita fantastica, l’arbitro e il Var non sono stati allo stesso livello. Parlo del secondo gol, che dal 2-0 poteva essere 1-1 per il rigore non dato su Zaniolo. L’arbitro ha sbagliato, il Var anche ha sbagliato. E poi c’era pure il secondo cartellino giallo per Lucas Leiva, Era importante perché giocare in dieci conta tanto. Poi 2-3 situazioni simili a quella di Pellegrini con l’Udinese: a lui il rosso, stavolta niente. Sto con miei calciatori perché sono stati i più bravi in campo. All’intervallo avevo detto che potevano farci male in transizione, ma era normale, perché noi avremmo dovuto attaccare“.