Marcelino. Idee e tanta grinta: è fermo per una rissa…

Corriere dello Sport (A.De Pauli) – Temperamento. Qualità che può permetterti di prendere il timone di una squadra allo sbando a metà stagione e, dopo averla riportata immediatamente in Primera Division, di farla crescere esponenzialmente, fino a condurla, in appena altri due anni, sul grande palcoscenico della Champions League. Caratteristica, però, che, se esasperata, può pure costarti l’ammutinamento nel corso di un inutile trofeo estivo, dopo un’improvvisata rissa nel tuo stesso spogliatoio. Chiedere a Marcelino Garcia Toral, che per colpa di uno scontro andato al di là del verbale con il capitano Mateo Musacchio, a margine del Trofeo “Teresa Herrera” di La Coruña, è stato buttato a mare dalla stessa truppa del Villarreal, a una sola settimana dai preliminari di Champions con il Monaco. Incidente diplomatico che gli è costato, di fatto, un’intera, rabbiosa stagione d’esilio dal grande calcio, per colpa del dietrofront dell’Inter dell’immediato post Mancini, che gli ha preferito De Boer, e del maledetto articolo 162 del Regolamento della Federcalcio spagnola, che gli ha impedito, in quanto già tesserato per il Villarreal a partire dal 1 luglio, di prendere la guida del Valencia del pre Prandelli. Rispedita invece al mittente, senza neppure troppa cortesia, la mega offerta cinese.

L’ASCESA INARRESTABILE – Asturiano di Villaviciosa, Marcelino ha vissuto il momento più alto come calciatore appena maggiorenne, quando ha festeggiato da protagonista il Mondiale Under 20 disputato nella vecchia Unione Sovietica, nel 1985. Poi, 74 presenze in Liga con la casacca dello Sporting Gijon, seguite da un’inesorabile discesa nelle serie minori, con Racing Santander e Levante, prima dell’addio anticipato con l’Elche, per colpa di un ginocchio andato in frantumi. In considerazione dell’anonimo antefatto, la storia d’allenatore non può che cominciare dalla gavetta. Ritorno a casa e con la squadra locale della Lealtad di Villaviciosa, quasi un ossimoro, ottiene subito la prima promozione dalla quarta alla terza serie iberica. Passa così allo Sporting Gijon, e quindi al Recreativo di Huelva, con cui ottiene la prima delle tre ascese dalla serie cadetta alla Liga, poi ripetute con Saragozza e Villarreal, non prima di aver condotto, però, il Racing Santander per la prima volta nella sua storia in Coppa Uefa. Gli va male solo a Siviglia, dove le cose proprio non funzionano, ma a Villarreal, con il suo insindacabile 4-4- 2, si rifà alla grande, creando una squadra dall’invidiabile solidità difensiva e dall’attacco sbarazzino. Struttura tanto solida che il successore Fran Escribà si vede praticamente costretto a confermare in toto, pur provenendo da tutt’altre temperie calcistiche.

PER APPROFONDIRE LEGGI ANCHE

I più letti