Il Tornatora

Il Messaggero – Luis spacca Roma

di Redazione

«Complimenti, vi siete comportati proprio come voglio io». Luis Enrique rinuncia ad allenare la Roma dopo la terza sconfitta in campionato (quarta stagionale), ma non a parlare con i suoi giocatori.
Il tecnico di Gijon ha la febbre da mercoledì, colpa di un virus intestinale, e quindi preferisce non scendere in campo. Ma per pochi minuti si vuole comunque dedicare al gruppo. Per elogiarlo, per spingerlo verso il Milan, avversario di domani pomeriggio all’Olimpico, con il giusto entusiasmo per aver interpretato al meglio la gara di Marassi e non con la comprensibile sfiducia per averla persa un’altra volta nei minuti finali. «Mi è piaciuto il vostro atteggiamento, mai eravate stati così bravi da quando ci sono io. E’ chiaro che poi dobbiamo vincere, perché il successo deve essere il completamento del nostro lavoro. Basta stare più attenti, per riuscire a far punti». I discorsi dentro lo spogliatoio sono una cosa, i risultati sotto gli occhi di tutti un’altra.
La città si spacca nel dibattito, sempre d’attualità, sui sistemi dell’allenatore asturiano. C’è chi vota comunque per la vittoria sofferta e non meritata come quella di domenica scorsa contro il Palermo rispetto alla sconfitta ingiusta come l’ultima contro il Genoa, perché la classifica viene al primo posto e sembra difficile dar torto a questo partito. C’è chi, invece, guarda però più al futuro che al presente, come Lucho e la nuova proprietà che sono certi di prendersi più avanti grandi soddisfazioni. Senza prendere le parti di nessuno, bisogna ammettere che la Roma di Luis Enrique ha difetti evidenti. Non solo quello, forse casuale, di prendere spesso gol nella ripresa e soprattutto quando è ormai il momento di andare a fare la doccia. Ma perché la squadra giallorossa appare tanto fragile e poco concreta anche quando è padrona del campo. Il dominio territoriale e la supremazia nel possesso palla non servono a niente se non si alza il ritmo e non si tira in porta. Gli interpreti si impegnano, nessuno può dire il contrario, corrono e sudano. Ma il gruppo, nelle sue individualità e nei suoi schemi, da l’impressione di essere inconcludente, cioè non risulta efficace. Lucho sta lavorando molto sulla fase offensiva, per far essere più pericolosa la Roma nei sedici metri.
A quanto pare, però, gli addestramenti non incidono, in particolare l’11 contro 0, in sintesi la squadra titolare che non sfida nessuno. Gli avversari sanno difendersi bene, in Italia più che da altre parti: è la storia del nostro calcio. Quindi bisogna tenerne conto e prepararsi ai duelli personali e tra reparti. Non c’è solo l’aspetto tattico a tener banco nel dibattito tra i tifosi giallorossi. Molto spazio viene dedicato alle scelte del tecnico asturiano. Sono 10 le formazioni diverse in 10 partite ufficiali, ben 28 i giocatori utilizzati e con diversi interpreti schierati in ruoli differenti, ultimo Borini che ha finito la gara di Marassi da terzino, allargato sulla destra a fare l’esterno, o l’ala, più che il difensore. Ma, restando al giovane attaccante spostato in quella zona del campo, c’è da dire che sul corner di Veloso, da cui è nato il gol del successo del Genoa, Borini avrebbe dovuto prendere in area Merkel che di testa, in solitudine, ha servito a Kucka la palla per la carambola fatale. Il turn over sembra esagerato.
Di sicuro ha i suoi pro: Luis Enrique, cambiando diversi interpreti in ogni match, coinvolge tutti e quindi li accontenta; conta sempre su giocatori freschi e sfrutta al meglio le motivazioni di ognuno. Vengono a galla, però, anche i contro: la Roma non si riconosce da un assetto base, nel senso che manca una formazione titolare; non esiste quindi la sintonia tra i reparti ed è più difficile trovare anche l’affiatamento e la conoscenza tra i calciatori che faticano a mettere in pratica certi movimenti; in più i giocatori non sono contenti di sapere da Lucho, solo a poche ore dalla gara, se vanno in campo o in panchina. Contro il Milan si andrà avanti con la rotazione. Anche se, oltre a Totti, non saranno disponibili Rosi e Kjaer (solo Cicinho è tornato in gruppo). Stamattina verifica per Pjanic che ieri ha svolto lavoro differenziato.
Il Messaggero – Ugo Trani