Il Messaggero – Luis Enrique: “Non sono un marziano”

di Redazione

“Non sono un marziano, atterrato a Trigoria con un’astronave”. Luis Enrique già tre mesi fa, il 2 agosto prima dell’amichevole di Budapest contro il Vasas, disse di non essere Harry Potter, riciclando un’affermazione di Mourinho. Adesso concede il bis, visto che in troppi lo inquadrano con gli occhi sgranati: si sente un allenatore come tutti gli altri e non vuole essere guardato in modo diverso dai suoi colleghi.

E, quando ricorda l’obiettivo di questa stagione per la sua Roma, si comporta proprio come tanti tecnici italiani: “La priorità è vincere contro il Novara”. Stasera, quindi, sul sintetico dello stadio “Silvio Piol”a e quasi sicuramente sotto il diluvio. “Nessun albi, toccherà a tutte le formazioni misurarsi con questo terreno. E con la pioggia possiamo lo stesso fare la nostra partita”. “Sono fiducioso, anche se abbiamo perso tre delle ultime quattro gare, perché in campo si inizia a vedere quello che voglio: solo il Milan ci è stato superiore, nessuno ci ha fatto correre molti rischi” chiarisce Lucho.
“I risultati sono disastrosi, non da Roma”. Anche se i numeri di gioco nelle prime 9 gare di torneo lo fanno sperare nella risalita in classifica: “La base è buona: siamo da vertice se leggiamo le cifre del possesso palla, le palle giocate, la pericolosità e la supremazia territoriale per la quale siamo in testa con il Milan. C’è da migliorare nell’attenzione difensiva e nella finalizzazione. Nelle due aree serve più controllo, dobbiamo essere più concentrati, cattivi, incisivi e concreti”.
Si diverte a ripetere che non è venuto da un altro pianeta. “Chiedo le stesse cose di tutti gli allenatori, non faccio niente di strano. Magari due o tre varianti che per questi calciatori sono molto differenti dai sistemi di prima. Il resto è normale, non invento nulla. Ma con le mie idee si vince”. Sospira: “Certo che li addestro sulle palle inattive, ma non basta. Il problema è generale, non della linea difensiva. Bisogna starci con la testa, essere freschi”. “Voi credete che io cambi tanto per farlo, secondo come mi alzo la mattina?”, attacca Luis Enrique che a Novara presenterà la dodicesima Roma in dodici gare ufficiali. “Quando lo facevo al Barça B ero un crack, così come ora dicono che Mourinho è bravo perché fa turn over. Ho sempre un motivo per ogni modifica. A Genova avevo visto la nostra prestazione più bella ma poi con il Milan ho inserito nuovi giocatori perché era la terza gara in sei giorni. Io guardo al meglio per la mia squadra”.
Sull’organico, però, è chiaro: «Siamo troppi. I discorsi con Sabatini sono riservati e privati, ma a gennaio la società dovrà prima pensare a vendere. Sapete che mi piacciono diversi calciatori della primavera, anche Nego, ma restano lì perché qui non hanno spazio».
Lo dice con rassegnazione: sa che alcuni senatori, con ingaggi da favola, sono difficili da piazzare in altri club, a volte non basta nemmeno regalarli. “Non manca l’esperienza“, avverte, riferendosi pure alla quinta gara in cui non potrà contare su Totti.
Nessuno ne parlerebbe se questa squadra avesse più partite. Non è inesperta. Se manca un calciatore o più, io non cerco giustificazioni, accade in ogni campionato. Quando tornano a disposizione sarà un bene per tutti, per il capitano e per noi. E io sarò più contento, sapendo di poter contare su tutti“. “I giocatori hanno voglia di riscattarsi” garantisce. “E’ sempre importante il risultato, stavolta è una situazione particolare. Spero di risolverla. Il Novara ha battuto l’Inter: in casa può crearci difficoltà“. “Scucchietta” è il soprannome che gli ha dato Fiorello: “Mi dicono che sia bravo. Non sarò bello, ma coraggioso sì. Il mento allungato è tipico degli asturiani, unica terra di Spagna a non esser stata conquistata. A mia moglie piace“.
Il Messaggero – Ugo Trani