Va bene la voglia di sorprendere, va bene la volontà di scardinare un pronostico che già alla vigilia sembrava più che chiuso, così come la stakanovistica ricerca di andar sempre per la propria strada. Ma le scelte di Luis Enrique a Torino sono state per certi versi incomprensibili. Come se i numeri non avessero insegnato già abbastanza, il tecnico giallorosso ha deciso di fare a meno di Totti e ha sbattuto di nuovo il faccione spigoloso sulla cruda realta: questa squadra non può ancora fare a meno del suo leader. Senza di lui il gruppo perde identità: oh, magari sarà un caso, ma i numeri in questo senso sono inflessibili. Per non parlare della scelta di Perrotta: giocatore finora tenuto in salamoia e messo dentro nella partita della stagione. Facile sparare sul pianista adesso (perché se hai José Angel su Vidal di chance ne hai poche), ma quando dopo sette minuti stai sotto due gol contro questa Juve, qualche domanda te la devi pur fare. Nessuno aveva chiesto a Luis Enrique di portar via tre punti da uno stadio ancora imbattuto in serie A, ma di tornare a casa a testa alta sì: quello era il minimo. Invece la Roma si riscopre “rometta”, si ritrova davanti a tutti i suoi limiti in una partita che di fatto non c’è mai stata e paga carissimi gli errori di un’annata assurda: così come la tensione accumulata dalla sconfitta che culmina nello sputo di Lamela e Lichtsteiner dopo il “quattro” mimato dallo svizzero. E Bergonzi, seppur in tutta la sua pochezza, non può essere un alibi. Per nessuno…

Il Tempo – Tiziano Carmellini