«Io non firmo mai per un pareggio, mi dispiace. Forse è anche per questo che quest’anno abbiamo pareggiato così poco…». Nei titoli di coda c’è tutto Luis Enrique: presuntuoso quanto basta («A costo di sembrarlo, non mi accontento di un punto»), ironico, sicuro di sé fino alla fine. Stasera allo Juventus Stadium sarà una corrida e servirà proprio una Roma così: sfacciata, presuntuosa, pronta a spazzare via tutte quelle insicurezze che lontano dall’Olimpico l’hanno portata ai tonfi di Bergamo, Siena, Cagliari e Lecce. «Non posso garantire che non scivoleremo ancora, ma io rischio tutto per vincere. Un punto, a volte, può andar bene negli scontri diretti». Appunto, non è questo il caso. «E infatti andiamo a Torino per essere i primi che vincono in casa della Juventus. Poi, a fine partita, vedremo se ne saremo stati davvero capaci».

Intensità Considerando che la Juve non perde in casa da 24 gare (ultimo k.o. il 5 marzo 2011, 0-1 con il Milan), è anche più di un’impresa. «Chiaro che quando sono arrivato pensavo che la Juventus fosse una squadra che potesse vincere lo scudetto — continua l’allenatore giallorosso —. Quello che mi sorprende è che ancora non ha perso. Di solito le grandi squadre possono diventare più “calme” con le piccole. E invece la squadra di Conte ha sempre giocato con un’intensità come se stesse giocando con il Milan». Già, il Milan, l’unica squadra che secondo Luis Enrique in questa stagione è stata superiore alla Roma. «In gara singola sì. Qui a Torino, ad esempio, nella Tim Cup abbiamo giocato una buona partita, perdendo 3-0, ma senza essere inferiori».

Senza paura Una Roma sfacciata, dunque. Senza paura. «Questo mai, i nostri giocatori sono abituati a gare del genere. Piuttosto è una sfida bellissima, che ti dà motivazioni altissime. Un grande stimolo per tutti noi. In una singola partita può succedere di tutto e vincere in trasferta, in gare così, ti dà le sensazioni più belle di tutte». Per provarci, Luis Enrique sembra orientato a riproporre Daniele De Rossi al centro della difesa. «È una possibilità in più che ho e a me piace avere sempre più possibilità — puntualizza Lucho — Come difensore centrale Daniele offre tante cose, anche se secondo me il suo ruolo è quello di regista. Lì può diventare un grandissimo giocatore». E lì, probabilmente giocherà anche stasera.

Integralista o no? L’altra mossa che potrebbe mettere in piedi Luis Enrique è una marcatura particolare per Pirlo appena entra in possesso palla, proprio come successe all’andata, quando Pjanic aveva il compito di non far ragionare il centrocampista della Juve, smentendo chi dice che è integralista fino alla morte. «Integralista è una parola brutta, io sono solo convinto di quel che faccio». E allora, chissà che una mano non gliela dia Francesco Totti. «È l’ultima sua sfida con Del Piero? Non lo so, chiamerò Conte per chiedergli se farà giocare Del Piero (ride, ndr)». Per le telefonate c’è tempo, per i sogni no. Quello della Roma si gioca stasera.

Gazzetta dello Sport – A. Pugliese