Il piano di Spinazzola: l’abbraccio dell’Olimpico e poi Tirana

La Gazzetta dello Sport (A. Pugliese) – Mi basta sperare o anche solo sognare di giocare quella finale“. In queste poche parole c’è condensato tutto il momento attuale di Leonardo Spinazzola. Ad iniziare dalla gioia e dalla soddisfazione di aver rimesso piede in campo lunedì scorso a Firenze, seppur per pochi minuti e in una partita che ha segnato una sconfitta dolorosa per la sua Roma. Ma in quei pochi minuti ed in quelle poche parole c’è la fine di un lungo dramma sportivo. E, probabilmente, anche l’inizio di un domani nuovo. Sicuramente diverso dal passato, non fosse altro perché segnato da quella ferita “emozionale”, come ama dire Mourinho.

La grande attesa Spinazzola a Firenze è tornato finalmente a sentirsi davvero un giocatore. E la cosa è successa ben 311 giorni dopo quel maledetto Belgio-Italia che all’Europeo lo ha portato alla rottura del tendine d’Achille sinistro. Di più, dall’ultima partita giocata con la Roma erano passati addirittura 388 giorni.
Adesso si tratta di colorare di tinte intense queste ultime due settimane di calcio giocato. In ballo ci sono tre partite, in cui Spinazzola spera di mettere dentro sempre più minuti, sempre più partite.
Contro il Venezia Mourinho potrebbe regalargli qualcosa in più, magari una ventina di minuti, soprattutto se poi le cose si dovessero mettere bene per i giallorossi. Poi, magari, contro il Torino, venerdì 20 maggio Leo potrebbe anche sperare di giocare di più. Magari partendo anche titolare, senza però fare tutta la partita. Sarebbe un’iniezione di fiducia e un premio alla sua perseveranza.

 Poi da luglio tornerà a correre e lavorare per il suo posto da titolare. Perché Spinazzola, a tutti gli effetti, è il titolare di quella fascia, di quel ruolo, di quell’angolo di campo da dove partono un po’ tutte le sue scorribande offensive. E, per ora, Spina pensa solo a giocare più partite possibile. Da qui a Tirana.

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