Il Tornatora

Gonalons, un leader silenzioso. Roma ha un pescatore di sogni

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – Non è uno che parla molto, Maxime Gonalons, ma dicono che quando lo faccia ami lasciare il segno. Ne sa qualcosa Miralem Pjanic, legatissimo al suo vecchio compagno del Lione (famiglie comprese) e ne sa qualcosa anche Clement Grenier, che prima di accettare la Roma ne ha parlato proprio con lui. Le cose non sono andate bene, Grenier è tornato a casa, Pjanic invece a Roma c’è stato 5 anni e chissà che Gonalons non ripeta la sua avventura. Lui comunque è pronto a vestirsi di giallorosso – ha già iniziato a seguire il club sui social – e anche la famiglia è d’accordo, per una scelta che sa tanto di calcio ma anche di vita.

RINASCITA – Gonalons è legato al Lione da un rapporto che va oltre il calcio. In passato rifiutò il Napoli perché la moglie Clara era all’ottavo mese di gravidanza e non se la sentiva di lasciare la Francia in un momento così delicato (fu il procuratore a rivelare che la signora non stava benissimo e la città non era proprio di loro gradimento, pare causa anche la visione delle serie tv «Gomorra»), adesso invece, che tutto è più tranquillo, ha potuto valutare bene cosa fare e ha scelto di lasciare il club che, parole sue, «mi ha ridato la vita». Centrocampista di 28 anni, capitano del Lione in prima squadra ma anche nelle giovanili, è entrato nel club francese a 11 anni e ci è ritornato da protagonista 10 anni dopo quando un’infezione – pare per aver calpestato un pezzo di vetro – lo fece stare talmente male che rischiò l’amputazione di una gamba. Da quel momento, rientrato in campo nel 2009, non è più tornato indietro, e da quattro stagioni è capitano, pur preferendo i fatti alle parole.

PESCA E FAMIGLIA – Più di 300 partite con il Lione (334 per la precisione), 13 gol, una Supercoppa e una coppa di Francia in bacheca, è lontano dagli standard dei calciatori. Esce poco, per rilassarsi ama andare a pesca «con gli amici, ma sto bene anche da solo», ed è molto attento al denaro: «I soldi contribuiscono al mio buon umore, ma non sono tutto, ho altri valori». Tutto, invece, sono Eden e Tom, i suoi bambini, e la famiglia in generale, il suo punto di riferimento. Meno, invece, è legato al suo ruolo: centrocampista centrale, a volte impiegato anche da difensore, non è velocissimo, ma fa della tecnica e dell’intraprendenza il suo punto di forza. Nell’ultima stagione ha vinto 182 contrasti su 240, vista l’altezza (un metro e 87) i duelli di testa lo vedono spesso protagonista (107 su 162 quelli a suo favore nell’ultimo anno) ed è per questo molto utile sui calci piazzati. Il suo contratto scade tra un anno, l’offerta della Roma gli consentirà di non andar via a parametro zero, cosa che gli sarebbe dispiaciuta visto il rapporto che lo lega al club in cui è cresciuto. E che resterà sempre una parte fondamentale della sua vita.