Corriere della Sera (D. Stoppini) – Da tempo, forse dagli anni del primo Luciano Spalletti, a Roma non si vedeva una connessione così forte e così molto poco annunciata tra un allenatore e la piazza, la città, i suoi tifosi. Troppo facile farlo con Mourinho. Semplice in fondo pure con De Rossi: in quei casi c’era poco da costruire, in termini di feeling.
Gian Piero Gasperini è invece partito quasi da zero. Ma ha impiegato il tempo di un paio di respiri, per capire l’aria. Non ha praticamente mai sbagliato una mossa. Mediaticamente e calcisticamente, avendo il coraggio di cambiare il dna di una squadra.
Il primo posto di oggi è figlio di un tecnico che sapeva di essere credibile e si è pure scoperto grande riciclatore. Di uomini (Hermoso e Pellegrini gli esempi più visibili) e di idee (con l’Udinese addirittura Baldanzi centravanti). La vetta della classifica attuale – che a questo punto della stagione non accadeva dal 2013-14 – ha un sapore diverso rispetto alla sosta di un mese fa.
L’ultimo segmento di campionato ha messo in mostra una squadra che all’aspetto difensivo ha aggiunto una produzione costante di palle gol. Da una parte la miglior difesa d’Europa: 5 gol subiti, nei 5 tornei top solo l’Arsenal ha fatto altrettanto. E di là una Roma decisamente più offensiva: nelle prime sei giornate l’indice xG (expected goal) era in media di 1,20 a partita, nelle ultime 5 (nonostante avversarsi di livello come le due milanesi) è cresciuto a 1,85 (seconda solo all’Inter).
Il guaio è che il numero di gol non è decollato. Ma questo dipende dalla qualità degli attaccanti. Uno qualsiasi degli uomini di Chivu sarebbe titolare inamovibile nella Roma, che invece balla tra Dovbyk (out 40 giorni per infortunio) e Ferguson.



