Il Tornatora

Gambe, cuore, tatuaggi ed eccessi. I quattro anni di Radja Nainggolan alla Roma

di Redazione

Pagine Romaniste (G.Conflitti) – È arrivata la parola fine sulla storia d’amore tra la Roma e Radja Nainggolan. Un amore da sturm und drang, impeto e tempesta, per come è nato, per come si è sviluppato e soprattutto terminato. Il Ninja sbarca da Cagliari in una fredda notte di inizio gennaio e viene subito buttato nella mischia. Appena due giorni dopo il suo arrivo nella capitale, si rivela subito utile alla causa giallorossa. In panchina c’è Rudi Garcia, come avversario la Sampdoria in Coppa Italia: la decide Torosidis dopo 7’ ma è lui a dare immediatamente nell’occhio, calandosi perfettamente nella realtà romanista. Ed era solo l’inizio, anche se le cifre concordate con il Cagliari per il prestito e il futuro riscatto fanno storcere la bocca a chi ha accolto Nainggolan come il sostituto di Michael Bradley, che a parte un gol pazzesco contro l’Udinese e un tesoretto da 10 milioni pagato dal Toronto Fc aveva lasciato ben poco a Roma. L’unico punto in comune tra i due?  La tendenza al radersi i capelli.

Per la gioia del primo gol, il belga dovrà aspettare febbraio: ancora un 1-0, ma stavolta in trasferta. La Roma vola a Bologna ed espugna il Dall’Ara con il suo primo timbro, appoggiando semplicemente alle spalle del portiere avversario un assist pennellato da Pjanic. Proprio quel Miralem, l’amico dal quale poi sarebbe stato “tradito” due estati più tardi, separati dalla Juventus. La stessa squadra che lui, invece, ha sempre rifiutato. Questione di principio. E se ti chiami Radja Nainggolan, dei princìpi ce li hai, sicuramente diversi dagli altri, ma ce li hai.

I tifosi, che di ragioni e principi incomprensibili alla massa ne hanno eccome, lo capiscono subito e gli regalano tutto l’amore che solo Roma sa dare, venendo ricambiati in affetto e prestazioni sul campo. Le prestazioni di Radja con la Roma aumentano di partita in partita, così come il numero dei tatuaggi sul suo corpo. Ma quei primi sei mesi si concludono però con una grande delusione. L’esclusione da parte di Wilmots dai convocati del Belgio per il Mondiale 2014. Non sarà l’unico selezionatore a non puntarci per l’appuntamento mondiale. Ma di Wilmots, sull’albo d’oro della competizione, non ce n’è traccia e in vacanza, tra Martinez e Nainggolan, non credo ci siano molti dubbi su chi dei due sarebbe più divertente.

Le delusioni con la nazionale non scoraggiano il Ninja, che anzi risulta pressoché sempre il migliore in campo. E’ così con Garcia, esonerato dopo il girone d’andata del campionato 2015/2016. Ed è così anche con Spalletti, che lo reinventa trequartista e rendendolo interprete della sua miglior stagione in carriera. Quattordici gol e sette assist in 53 presenze, la consacrazione ad alti livelli e un video che lo mette nei guai. Fermato da alcuni tifosi mentre era alla guida del suo bolide, Nainggolan inizia a parlare a ruota libera, rivelando il suo odio sportivo per la Juventus e rassicurando i tifosi giallorossi che alla fine della stagione la Roma alzerà un trofeo. Com’è andata poi, non è il caso di ricordarlo.

A maggio Spalletti e Sabatini fanno i bagagli, destinazione Milano sponda Inter. A Roma arriva Monchi e torna Eusebio Di Francesco. Le cose, a partire dal modulo, prendono una piega diversa. Il Ninja comincia a non essere più il migliore in campo domenica dopo domenica e a volte sembra fuori posto in campo, pur non facendo mai mancare il suo impegno e la sua grinta. A volte pure troppa, visto che ci rimette un incisivo e rischia di far saltare il Mondiale a Dybala. Che visto come sta andando forse sarebbe stato anche meglio.

Nel mezzo un altro video, la notte di capodanno, dove compare sotto effetto di sostanze alcoliche e in cui pronuncia qualche espressione colorita (eufemismo) di troppo. E’ probabilmente la goccia che rovescia il vaso della pazienza di Monchi, che sta cercando di portare una mentalità completamente diversa a Trigoria. Una mentalità, che per atteggiamenti e modo di intendere tanto il calcio quanto la vita, non è confacente a quella di Nainggolan. A fine stagione la separazione, consumata in fretta e furia. Impetuosa, imprevedibile, furastica. Proprio come è Radja, che torna ad abbracciare il maestro Spalletti. L’impressione è che più che un addio, quello del belga sia un arrivederci. Nainggolan è rimasto attaccato alla Roma fino all’ultimo istante, accettando un trasferimento che mai avrebbe avallato. Ma a Trigoria, per chi ci lascia il cuore, le porte sono sempre aperte. Arrivederci Radja, nato Ninja, non Samurai.