Totti-Spalletti. Francesco ha sbagliato

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Il Tempo (G.Giubilo) – Si potrebbe saccheggiare una cineteca per dare un senso alla vicenda che può segnare la fine di un amore di quelli indissolubili, quello tra Francesco Totti e i colori giallorossi, da «Il lungo addio» al «Capitano, mio capitano» dell’«Attimo fuggente». Purtroppo la realtà non prevede accenti romantici, ma segna un distacco destinato a lasciare segni profondi. E questo poche ore dopo l’annuncio di Spalletti, che aveva disegnato la partenza da titolare di Francesco nell’incontro serale con il Palermo. Ieri mattina, il colpo di scena, il colloquio a denti stretti con l’allenatore, l’invito al capitano a lasciare il ritiro e tornarsene a casa. E dunque tra i duellanti che stanno animando il presente della Roma, una nuova frattura, quasi certamente insanabile. Inevitabile, visto lo spessore dei due protagonisti, che si formassero opposte schiere di umori contrastanti. Ma, nonostante la lunga storia d’amore che il capitano ha vissuto con la maglia giallorossa, la ragione impone di privilegiare le decisioni di Luciano Spalletti, che aveva gestito Totti al meglio nella sua prima esperienza romana, ricambiato del resto da giocate sublimi, da gol risolutivi, da un impegno convinto. Stavolta, e dispiace dirlo, Francesco ha sbagliato parole e atteggiamenti. Spalletti aveva il diritto di privilegiare gli interessi della squadra nei confronti di quelli di un singolo giocatore, per illustre che sia. Al passo avanti del tecnico, con l’offerta di un posto da titolare, Totti ha fatto seguire parole e comportamenti, che Spalletti non ha tollerato. Hanno pesato espressioni come «Con lui soltanto buongiorno e buonasera», ma anche verso la società, nonostante Pallotta abbia lasciato aperta la porta a un altro anno di contratto e a un futuro in società. Una buona prospettiva per un atleta alla soglia dei quarant’anni.

Non potremo sapere se il capitano si sia lasciato trascinare dal suo temperamento, oppure se abbia meditato su quelle espressioni poco felici, forse per guadagnarsi un consenso della piazza, del quale non avrebbe avuto bisogno. Si è scontrato con un toscano permaloso, come gran parte dei suoi corregionali; quando si è giunti al confronto diretto a Trigoria, la conclusione era scontata. Troppo solida la posizione di Spalletti per ipotizzare una soluzione diversa. Lascerà un grande rimpianto, questo distacco ormai senza alternative. Ma nonostante l’affetto guadagnato come più grande campione nella storia della Roma, la vicenda avrebbe meritato titoli di coda più limpidi e più sereni. Vedremo se il capitano vorrà riflettere sulle sue uscite poco felici, per modificare una situazione di conflittualità che non fa bene a nessuno.

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