Il Tornatora

Dietro lo show l’amico Malagò e l’affare stadio

di Redazione

Se l’obiettivo di Totti era davvero quello di “fare il bene della Roma”, allora si può dire che la sua conferenza stampa d’addio è stata un evidente fallimento. Basti pensare che da oggi ogni operazione di calciomercato in entrata sarà ancora più difficile di prima (chi vorrebbe andare a lavorare in una polveriera?). E che nelle due ore successive al suo sfogo, mentre social, radio, siti internet si gonfiavano di odio nei confronti della società, il titolo del club ha perso in Borsa il 3,78% (poi ha chiuso a +1,59%). Se invece, come in molti a Trigoria pensano e ormai dicono esplicitamente, il vero scopo dell’ex dirigente giallorosso era quello di inviare un preavviso di sfratto “agli americani”, la lettura dello show di Totti è allora molto diversa. La Roma, in una nota ufficiale, si è lamentata dei “ripetuti riferimenti” di Francesco a “una nuova proprietà” e delle “informazioni raccolte da Totti stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al club”. Attività “svolta senza alcun mandato”, perché Pallotta “non ha alcuna intenzione di mettere in vendita il club adesso o in futuro”. L’irritazione, tanto a Boston quanto a Trigoria, è ormai così palese che si sta pensando di segnalare le parole di Totti direttamente alla Consob, chiedendo all’ente di vigilanza di valutare eventuali profili di aggiotaggio. A sostanziare i sospetti del club, oltre alle parole esplicite di Totti, anche il profilo non proprio basso tenuto in tutta questa vicenda da Giovanni Malagò. Storico amico del Capitano, grande tifoso romanista, il presidente del Coni sta da tempo lavorando per riposizionarsi: «Non conosco un tifoso di calcio che non sogni di diventare il presidente della sua squadra». Ma quindi non si capisce allora come mai Malagò abbia deciso di contraddire nei fatti il suo stesso pensiero, ospitando nel suo studio il debriefing della conferenza stampa. Lo riporta La Repubblica.