Thomas DiBenedetto continua la sua nuova “full immersion” romana tra conferenze, banchetti, incontri istituzionali, premiazioni.
Ieri ha parlato davanti ai soci della Fondazione Roma Europea, oggi pomeriggio incontra la Polverini in Regione, domani è il turno di Zingaretti nella sede della Provincia dove lo aspetta anche il titolo di “Cavaliere della Roma”. E il cda? Slitta alla prossima settimana, quando DiBenedetto sarà già ripartito per gli States. Ma tra le questioni in sospeso c’è proprio il suo stipendio: l’assemblea ha approvato gli emolumenti totali degli amministratori (budget di 1,28 milioni) ma non ha ancora fissato il salario del presidente tra imbarazzi e dubbi.
Mr. Tom è arrivato martedì e fino a ieri sera non si è ancora mai affacciato dalle parti di Trigoria. Se a lui tocca il ruolo di presidente “cerimoniere”, sullo sviluppo del business si stanno concentrando gli uomini del fondo Raptor di James Pallotta. Ieri Mark Pannes ha incontrato i dirigenti del Coni insieme all’ad Fenucci: all’inizio del 2012 dovrebbe partire la partnership tra Roma e Coni per lo sfruttamento dell’Olimpico con il lancio di una serie di nuovi servizi. A dicembre si chiuderà l’accordo di durata triennale, a conferma che il nuovo stadio di proprietà è un sogno irrealizzabile prima di qualche anno. “Speriamo di poter cominciare presto i lavori. Abbiamo incontrato un paio di volte il sindaco Alemanno – riferisce DiBenedetto ora stiamo studiando le possibili zone dove costruire il nuovo impianto e sono partite le analisi finanziarie”. Una partita tutta da giocare e con tempi lunghi, mentre per il rinnovo di De Rossi il tempo stringe. “Dobbiamo fare presto” ha suggerito il presidente giallorosso ai suoi collaboratori. “Ho grande fiducia – assicura DiBenedetto – in Franco Baldini che si sta occupando della questione con il procuratore di De Rossi. Sono molto ottimista, ma non aggiungo altro perché c’è una trattativa in corso».

Milan e Manchester City sono spettatrici attentissime. La Roma americana cercherà il De Rossi del futuro anche negli States. “Vogliamo avere scuole calcio in tutto il mondo e abbiamo già avviato dei contatti con un gruppo di Boston che controlla 8.000 ragazzi. Il gioco e il marchio della Roma devono essere esportati ovunque. E tutti, famiglie comprese, devono sentirsi al sicuro – l’auspicio di DiBenedettoquando vengono qui a vedere una partita allo stadio”. Gli fanno notare che il possesso palla di Luis Enrique non basta a divertire la gente: servono le vittorie. Il presidente annuisce. “Il nostro allenatore vuole sempre vincere e non è soddisfatto quando non ci riesce. Ed è anche quello che vogliamo fare noi con la Roma”. La conferenza, un po’ confusa dalle traduzioni “faticose” e pure un po’ bulgara visto che le domande erano vietate ai giornalisti, si è chiusa con l’augurio di Mr. Tom a Burdisso: “È un vero peccato e un duro colpo fisico e psicologico: stava giocando benissimo e gli auguriamo di guarire presto”. Se ne parla per la prossima stagione.

Il Tempo – Alessandro Austini