Diawara-Bologna i perché della guerra. Fenucci-Sabatini intesa a un passo

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Corriere di Bologna (D.Labanti) – C’era una volta un talento. Non è passato molto tempo da quando Amadou Diawara veniva guardato allo stadio da tifosi con gli occhi a cuore, innamorati di lui, del giocatore che potrebbe diventare e — solo in ultima battuta — dei soldi che avrebbe garantito alle casse del Bologna. È però passata molta acqua, quella sì, sotto il ponte. Diawara non è più la bella fidanzata della città, Pantaleo Corvino non è più lo scopritore di talenti che farà di nuovo grande il Bologna e, forse, lo stesso Bologna non è più quel club in rampa di lancio verso l’Europa in due o tre anni dove qualsiasi procuratore avrebbe voluto portare i suoi migliori giocatori. In mezzo c’è stata una guerra aspra, esacerbata da silenzi e piccole provocazioni. Il Bologna ha cercato in tutti i modi, pubblicamente, di smorzare i toni, sedare gli animi, avviare le diplomazie per salvaguardare il valore di un giocatore che aveva già deciso di cedere. Tuttavia, non ha potuto controllare i commenti dei tifosi e nemmeno affermazioni sopra le righe legate anche allo stato di salute di Diawara, voci che hanno ulteriormente allontanato e invelenito i rapporti con l’entourage del giocatore. Il problema ormai noto a tutti è diventato uno scontro, la vicenda trascinata lungo due mesi si è sfilacciata ingigantendosi.

Come si è arrivati a questo? La Roma è la destinazione da tempo individuata dal Bologna, in virtù dei rapporti tra Claudio Fenucci e Walter Sabatini. Tra l’altro, la cessione in Italia consente al Bologna di non dover corrispondere alcun bonus al San Marino, ex squadra di Diawara (fosse stato un club italiano, la proposta del Valencia sarebbe stata probabilmente accettata). Ma della possibilità di trasferirsi — e con quale formula — alla Roma e del denaro alla base di questa operazione, i procuratori di Diawara sostengono di non aver mai ricevuto aggiornamenti. Sono i lunghi silenzi intercorsi tra il Bologna e la coppia Daniele Piraino-Numukeh Tunkura ad aver scavato come una goccia cinese nelle certezze di Diawara, logorando rapporti sempre più tesi. Le modalità della gestione del giocatore, differenti dallo stile italiano, non sono state comprese dal Bologna e soprattutto non hanno retto alla pressione di quei cinque milioni in cinque anni offerti dal Valencia. Una montagna di quattrini ai quali né Diawara né la sua famiglia ritengono giusto rinunciare. Queste rivendicazioni hanno acceso una bomba a orologeria piazzata dentro Casteldebole fin dall’uscita di scena di Corvino.

Fenucci, comunque, il collegamento con la Roma l’ha sempre tenuto in piedi in tutto questo tempo. Certamente s’auspicava una conclusive più serena della trattativa, mentre ora la soluzione giallorossa appare più come una via d’uscita a un problema andato aggravandosi. I rapporti intensi con la Roma hanno consentito al Bologna di non subire contraccolpi dalle mosse di Tunkura e questo è un merito che va ascritto al club tanto quanto gli va ascritto il demerito di aver spalmato il problema lungo due mesi. Sotto, ora, resta solo la volontà di Diawara. Ma se i soldi sono il problema, una buona offerta da Sabatini spazzerà via anche l’ultimo ostacolo. Quale eredità rimane dopo questa vicenda? Una sorta di dubbio che quel ragazzino apparentemente con la testa a posto possa in qualche modo essersi rovinato con le sue mani, forse mal consigliato, certamente guidato dalla famiglia in un affare più grande di lui. Cinque milioni non sono chiacchiere. Il Bologna, che sia prestito con obbligo di riscatto o cessione definitiva, ha nel mirino i 15 milioni valutati da Fenucci come prezzo congruo per il giocatore. Poi sì, ci sono i tifosi. Gli occhi a cuore li hanno riposti da tempo nel cassetto, pronti a indossarli immediatamente al primo tocco vellutato di uno dei nuovi giovani arrivati a Casteldebole.

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