Il Tornatora

De Rossi, la fascia tosta della Roma

di Redazione

Il Messaggero (A.Angeloni) – Stavolta è tutto per la Roma. E quando ti ricapita. Intanto non capitava dal settembre del 2004, quando De Rossi aveva esordito in Nazionale: da quella volta, ogni convocazione un calvario (per la Roma). Ora Daniele non è più azzurro e, diciamo così, può godersi la Roma (e magari è un calvario per la Nazionale). Che in questo momento ha bisogno di lui, specie della sua esperienza Bologna, Barcellona, Fiorentina, ancora Barcellona e infine (nemmeno troppo) Lazio. Non solo De Rossi ha saltato l’ultimo doppio impegno con la Nazionale, ma non ha giocato nemmeno nel pre-sosta, a Crotone, per colpa di una squalifica. Quindi, fresco e allenato. Pronto per l’uso. Di Francesco non può sapere oggi se Daniele sarà in grado di reggere tutte e cinque le partite, valuterà volta per volta, visto che il ragazzo in questione è un classe ’83 e non può essere spremuto. Proviamo a fare una valutazione: a Bologna sì (altrimenti si parlerebbe di preoccupante inattività), a Barcellona pure, e fin qui non ci sono dubbi. Ecco, con la Fiorentina qualche ragionamento si potrà fare: dipenderà da come starà lui e da come sarà andata la sfida del Nou Camp. Se il ritorno contro Messi sarà ancora una partita vera, cioè ancora in ballo, può darsi che Daniele salti la gara contro i viola, altrimenti DiFra ne farà a meno con il Barça, ma stiamo andando troppo oltre, forse.

LE PANCHINE – Le forze di De Rossi in questa stagione sono state gestite con una certa regolarità. Un po’ per volontà dell’allenatore, un po’ per questioni contingenti, vedi infortuni o squalifiche (quella di Genova lo ha tenuto fuori per due giornate, poi ha saltato Crotone). Fino all’episodio con Lapadula, e siamo al 26 novembre scorso, Daniele aveva saltato per scelta tecnica (o di turnover) le partite con Crotone, Benevento e Fiorentina e quelle di Champions con Chalsea (a Londra) e Atletico (a Madrid). Diciamo che da Marassi in poi sono cominciati i guai della Roma e quelli di De Rossi, che fino a metà febbraio non ha più trovato continuità: un infortunio al polpaccio lo ha scortato per le vacanze di Natale. De Rossi ha giocato le gare con Cagliari (vinta), Juventus (persa) e Sassuolo (pareggiata) per poi ripresentarsi sano negli ultimi otto minuti contro il Benevento (solo panchina con Inter e Sampdoria). In campo da titolare (per 75 minuti) lo abbiamo rivisto nell’ultima vittoria a Udine (Under-Perotti gol), poi ha saltato il Milan (aveva giocato in trasferta con lo Shakhtar) ed è tornato al suo posto con NapoliTorino (più il ritorno di Champions). La pausa con il Crotone è capitata la momento giusto: Daniele con quella fascia tosta è pronto per il rush decisivo. Quello per uomini, a prescindere dal ruolo, e se lui sia più o meno adatto a ricoprirlo. E Daniele non pensa a tirarsi indietro. Lui, per primo, ha parlato del Barcellona da affrontare «con serenità». La stessa dell’uomo d’esperienza: «Siamo undici noi e undici loro», ha detto Daniele dopo il sorteggio. Vagli a dare torto. De Rossi ha un altro anno di contratto e potrà finire già con quello la carriera in giallorosso superando le seicento presenze complessive con una sola maglia (ora è a quota 584). Ma stiamo andando oltre, forse. C’è il Bologna.