Qui Liverpool, oasi di pace e leggerezza. Pochi allenamenti, tanto divertimento. E’ lo stile inglese, è il piacere del gioco che ha sposato Brendan Rodgers, un anti-Zeman nordirlandese nonostante il 4-3-3 in comune. «Ma davvero nella Roma corrono e basta? Se un allenatore facesse una cosa del genere da noi, i giocatori gli sparerebbero», spiega divertito Joe Cole, che spunta da una saletta privata del Four Seasons Hotel: lusso esagerato nel cuore di Boston, signore ingioiellate ed eleganti uomini d’affari, ma neppure un controllo di sicurezza. Il Liverpool è solo una squadra di calcio e non pretende di vivere blindato. (…)

L’AMICO Nel gruppo c’è anche Alberto Aquilani, l’uomo speciale della partita di stasera, il romano che ha accettato di staccarsi da Roma. Pantaloncini e ciabatte, ha appena finito di mangiare insieme con i compagni quando incrocia sguardi italiani e si presta volentieri a parlare di cuore. «Queste partite sono sempre un’emozione forte per me. Anche se giochiamo in amichevole, non può essere una giornata come le altre. Contro la Roma mi sono trovato già quattro volte, con Juve e Milan, ma è un po’ strano affrontarla con la maglia del Liverpool. Speriamo sia una bella partita e che soprattutto sia una partita vera, nonostante le molte assenze della mia squadra». Non c’è rimpianto nelle sue parole per la dolorosa cessione di tre anni fa. Aquilani è felice di mettersi alla prova nel campionato inglese, che gli piace tantissimo. Ed è stato rassicurato da Rodgers: parte alla pari degli altri a centrocampo. A questo punto, forte di un contratto fino al 2014, potrebbe rimanere ad Anfield, dove i tifosi lo amano pur avendolo osservato soltanto 26 volte in tre stagioni. «Alla Roma sarei potuto tornare l’anno scorso – spiega Aquilani – e per i miei colori avrei forse accettato anche un taglio di stipendio. Ma non c’è mai stato niente di concreto, solo una chiacchierata. Ora sono convinto che la Roma possa giocare una grande stagione. Luis Enrique mi piaceva, ma con Zeman è stata fatta una scelta giusta per il rilancio».
Corriere dello Sport -Roberto Maida