L’incubo di S. Siro amava Shevchenko e i rossoneri

La Gazzetta dello Sport (A.Bocci) – C’è qualcosa di simbolico nel gol di Dzeko che rompe gli equilibri, apre la strada alla Roma e presumibilmente consegna il Milan a un periodo di ripensamenti e dubbi. A due settimane dal derby, l’Inter lotta, si spacca le unghie e porta via tre punti da Benevento, mentre il Milan fraseggia e alla fine affonda sotto i colpi di un giocatore cresciuto nel mito di Andriy Shevchenko, l’attaccante che più di ogni altro ha colpito i nerazzurri. Ha lo stesso naso all’insù, Dzeko, una grande propensione al movimento e un grande senso del gol. Era un teenager quando Sheva vinceva il Pallone d’oro. Adesso ha 31 anni e lotta per migliorarsi e migliorare il piazzamento della Roma di Spalletti seconda nella scorsa stagione, quindi di meglio c’è soltanto lo scudetto. Parola pesantissima, ma quando hai il capocannoniere 2016-2017 che non si ferma qualche sogno te lo puoi anche permettere. In otto partite tra A e Champions, otto gol: questo è il ruolino di marcia del bosniaco che da ragazzino dovette scappare con la famiglia dalle sofferenze della guerra.

PROGRESSI – Sono passati anni luce. Viaggiando da un campionato all’altro Dzeko è diventato una star, ha sofferto calcisticamente a Roma nella prima stagione, poi ha preso il largo con una continuità impressionante. Ha impiegato un po’ a capire la A, mentre il suo vecchio idolo Sheva era partito fortissimo. Tempi diversi, squadre diverse, ambienti diversi. Quel primo Milan dell’ucraino però era in costruzione, non ancora la squadra matura che con Ancelotti vinse due titoli europei, e anche questa Roma è in una situazione mobile, però con un centro permanente: un attaccante non più giovanissimo, capace di giocare e far giocare, fiero capocannoniere della sua nazionale, che nel prossimo turno di qualificazioni mondiali incontrerà il Belgio e che minaccia di essere un cliente difficile per tutti quelli, Italia compresa, che potrebbero trovarla se si qualificasse ai playoff. Da allenatore del Sassuolo, Di Francesco dichiarava: «Batistuta? A me Dzeko ricorda Van Basten». Sale sulle ferite dei tifosi milanisti, puniti da un giocatore che rimanda ai grandi del passato.

NUMERIDzeko, l’attaccante che Montella avrebbe voluto e che il Milan ha provato a prendere, aveva affondato i rossoneri anche a maggio, con una doppietta resa più ampia dai compagni (finì 4-1). Stavolta il risultato è stato meno rotondo, ma alla fine è lo stesso: tre punti alla Roma, che pur essendo all’alba di un nuovo ciclo veleggia mentre il Milan si arrotola nei rimpianti. Dzeko ha creato due occasioni, tirato tre volte, una nello specchio della porta, ha perso tanti palloni ma tanti ne ha toccati. Ha unito la classe alla sostanza, come fa di solito, confermando le sue cifre migliori, i 36 tiri totali, 18 nello specchio, che lo mantengono fra gli attaccanti di vertice. Dzeko non è più il ragazzino che viveva nel mito di Sheva e della sua tripletta al Camp Nou, ma i ricordi restano. E sono gli stessi che i tifosi del Milan magari non hanno voglia di ripensare.

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