Il Tornatora

Un sogno che dura da 9 anni

di Redazione

Corriere dello Sport (R.Maida) – A questo punto non importa come finirà, dove si andrà, come si vivrà. C’è qualcosa di incantevole in questa notte romanista che travalica i numeri di una vittoria netta, la qualificazione che adesso è a un centimetro, il prestigio finanziario e sportivo. E’ stata soprattutto una notte di emozioni che in quanto tale è unica, a sé stante, contenuta in uno stadio da favola che ha sospinto la Roma a superare i propri limiti. Altro che Halloween. Si potrebbe anche dire che è nata una stella, come scriveva Nick Hornby che forse un po’ gode perché tifa Arsenal e non Chelsea, ma magari è presto e poi interessa poco a chi sta assaporando per la prima volta, dopo tanti anni, il gusto di sentirsi grande.

LA LEGGE – E’ stato più bello di 9 anni fa quando pure il Chelsea vice campione d’Europa era caduto all’Olimpico sotto i colpi di Vucinic, il doppiettista di allora. Stavolta l’erede romanista di cotanto onore, Stephan El Shaarawy, ha spiegato le ali dopo 44 secondi tanto per evitare che la gente, tanta gente, potesse pensare a una partita di sofferenze o di riverenze. No, la Roma ha vinto perché è stata più forte, come all’andata a Londra anche se con una strategia differente. Qui non ha dominato, ha stanato. Di Francesco, nel salotto di casa, ha sorpreso due volte Conte nel modo in cui gli Orazi trafissero i Curiazi.

PRECEDENTI – E’ stata una vittoria, piuttosto, assimilabile a quella del 2002, quando una Roma molto più ambiziosa e titolata travolgeva il Barcellona. O come nell’anno dorato e sfortunato di Coppa campioni, da leggere tutto d’un fiato, quando una dopo l’altra il Goteborg, la Dinamo Berlino e il Dundee si arresero con uno scarto uguale. Tre a zero, la nuova legge europea della Roma. Ma ieri per certi versi al Chelsea è andata pure bene perché sul 3-0 Courtois ha tirato via dalla porta un paio di palloni evitando l’umiliazione.

FIEREZZA – E’ una di quelle volte in cui esci dallo stadio leggero, trasportato dal senso di appartenenza e dall’orgoglio di averla vissuta. “Ma che siete venuti a fa’”, canta la Curva Sud per schernire i tifosi inglesi. Vi rendete conto? Ecco cosa sta cambiando in questa Roma a trazione integrale, che vince senza incantare in campionato e sprigiona energia irresistibile in Champions League: tra lo 0-0 con l’Atletico e il 3-0 con il Chelsea non ci sono soltanto i punti e 18.972 paganti di differenza. C’è una ritrovata identificazione tra maglia, giocatori, pelle e popolo che da molti anni non si avvertiva. E’ la Roma più romanista che si sia vista da quando James Pallotta ne è il custode. E non venite a dirci che è stato uno scherzo, o un dolcetto, perché le streghe stavolta hanno lasciato la scena ai lupi.