Tavecchio a PR: “Rivoluzione inevitabile. Friedkin? Pagherà meno la Roma, cercano affari. Nessuno parla del problema dei diritti tv?”

di David Moresco

Pagine Romaniste (D.Moresco)Il mondo del calcio rischia il collasso economico. Ci sarà bisogno di una rivoluzione: tagli per i stipendi per giocatori e allenatori, riduzione delle commissioni ai procuratori, nuova discussione per i diritti televisivi e riforma del calcio professionistico. L’ex presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha concesso una lunga intervista ai nostri microfoni ed ha spiegato la sua proposta. Le sue parole:

Tutto fermo. Come si può ripartire secondo lei?

Il problema del fermo è inevitabile per problemi sanitari. La ripartenza dipenderà dalla possibilità di ultimare il campionato ed incassare i diritti televisivi che sono stati concordati a suo tempo. Non so se si riprenderà, dipende da questa pandemia. Se non si chiude il campionato difficilmente chi deve pagare lo farà e si apriranno contenziosi. Le società professionistiche perderanno una barca di soldi e nasceranno contenziosi con calciatori e così via. Sarà un gran problema.

Playoff, Playout o calendario compresso in poche settimane per decidere come finirà la Serie A. Per lei esiste la soluzione giusta?

Tutto dipende dalla possibilità di giocare, ma anche a porte chiuse. La tv arriva in tutte le case e si riesce a far fronte agli impegni presi verso i diritti televisivi. Non si dimentichi che i diritti tv non prendono solamente la Serie A: alla Serie B arrivano circa 60 milioni, alla Lega Pro intorno ai 30 ed al mondo dei dilettanti 10 milioni di euro. Se vengono a mancare questi saranno guai per tutti. Dovranno necessariamente mettere mano alla riforma del campionato e ridurre le squadre professionistiche, quello che volevo fare io quattro anni fa. Sarà inevitabile.

Le difficoltà ci sono anche nel calcio dilettantistico, di cui lei è stato presidente. Senza gli aiuti economici dobbiamo prepararci ad una rivoluzione?

Gli enti locali non tireranno fuori più un euro per i servizi luce, gas e acqua, anzi, chiederanno anche l’affitto del campo. Utilizzeranno le sponsorizzazioni, ma quali? Chi è che ha voglia di tirar fuori soldi per sponsorizzare quando gli operai sono in cassa integrazione? Il dramma che arriverà e che bisogna predisporre è che bisognerà trovare forme di volontariato puro. Nel mondo dei dilettanti ci sono signori che prendono tanti soldi, tutti questi discorsi li porteranno ad una nuova filosofia di comportamento. Dovranno rivedere i loro guadagni anche i procuratori, i manager del calcio. Gente che prende 12 milioni netti l’anno per fare l’allenatore o che prende 800 mila euro netti. Ci sarà un cambiamento epocale.

Dove si pone l’AIC all’interno della FIGC? Teoricamente sono quelli che hanno più forza, rappresentando i protagonisti del calcio, ma poi in realtà sono i meno ascoltati. Perché?

E’ la normalità. I calciatori addirittura parlavano di elezioni prima del quadriennio Olimpico. Erano tutte strategie per tenersi le posizioni già consolidate. Il problema fondamentale, che nessuno vuole vedere, sono i diritti televisivi. Senza questa iniezione di liquidità cade l’asino. I calciatori facciano quello che vogliono, facciano sciopero, dovranno andare al Governo che ha già altri problemi. Bisogna trovare una soluzione mediana per trovare accordi ragionevoli. E’ impensabile tornare a quello che era prima. Ora bisogna riuscire a chiudere il campionato e dopo partire con una riduzione di organici. Non si possono tenere 600 squadre professionistiche. Si dovrà passare a 18 squadre in Serie A, 18 in Serie B e due campionati da 18 in Lega Pro. Insieme sono 72 squadre, che è il target giusto per questo momento. Ora voglio vedere chi tratterà i diritti tv. Lei pensa che gli utenti delle tv sono contenti? Continueranno a pagare qualcosa che non stanno vedendo. Io oggi ho ricevuto l’addebito, ma non ho visto niente. E’ corretto? Nessuno parla di queste cose, sembrano atti dovuti. Ci saranno sviluppi di natura contestativa che faranno paura. Gli avvocati hanno iniziato a leccarsi i baffi.

La Repubblica ha parlato di una possibile apertura ai nuovi investitori, come nel caso della Roma con Friedkin. Questo può favorire una ripresa dalla crisi economica della Serie A?

E’ molto difficile. Gli investitori stranieri vengono a fare affari adesso. Friedkin non pagherà la Roma come era in teoria qualche mese fa. In stato di necessità i valori scendono. Abbiamo davanti una brutta stagione, delle responsabilità governative e federali da prendere. Anche il Coni dovrà prendere decisioni nel reparto dei fondi: voglio vedere se terranno lo stesso stanziamento dei fondi allo sport. Lo sport dovrebbe essere volontariato e momento di incontro, ma se non si recupera non so dove possa andare il Paese.

La nomina di un Commissario che gestisca il tutto dal punto di vista sportivo è realistica?

Il Paese ha un Ministro ed un Sottosegretario. Ci sono i Presidenti di Lega. Basta mettersi intorno ad un tavolo per trovare una soluzione. I Commissari sono organi pulitivi, non decisionali. I Commissari salgono per sistemare fatti gravi, come nel 2006 alla Federcalcio. Il problema fondamentale ora è quello economico, se si recupera si può trovare una soluzione. Finire il campionato prima di agosto sarebbe l’ideale. Poi bisogna fare una rivoluzione che non deve tener conto delle norme già vigenti e ridurre le squadre professionistiche. L’Inghilterra ha 3,5 miliardi di euro di diritti televisivi, più del doppio rispetto ai nostri. Le faccio un esempio banale. Io, insieme ad altri, ho una società che gioca in Eccellenza. Al campo abbiamo 25 cartelloni pubblicitari. Bene, io li ho guardati l’altro giorno e le dico con certezza: se ne prendo 5 di quei 25 sarà un gran successo. Tutto il resto conta niente.