LA GAZZETTA DELLO SPORT (Alessandro Vocalelli) – Perché i Friedkin hanno deciso di riportare Francesco Totti nella società capitolina? E perché, dopo esserne uscito, lui stavolta è pronto a rientrare? Non è a questo che bisogna rispondere, perché piuttosto viene da chiedersi come sia possibile che il più grande calciatore della storia romanista non sia già lì. Perché nessuno più di lui rappresenta il senso di appartenenza. Ed è magari su questo che ci si può interrogare.
Sull’inversione completa dei Friedkin, partiti con la massima rappresentatività internazionale – da Mourinho a Thiago Pinto, da Lina Soulouku a Florent Ghisolfi – per poi dedicarsi alla riscoperta dei valori di casa. Così, dopo un’esperienza bruscamente interrotta con Daniele De Rossi, proprio i Friedkin hanno riscoperto e stanno riscoprendo il valore delle radici, naturalmente in parallelo con le competenze.
Un anno e mezzo fa è toccato a Claudio Ranieri, che aveva deciso di smettere con la panchina e solo per il giallorosso ha accettato di mettersi di nuovo in discussione. Un atto d’amore consolidato pochi mesi fa: perché è stata forte la tentazione di dire sì alla chiamata della Nazionale, per poi rinunciare e continuare ad accomodarsi in tribuna. Dopo aver consigliato Gasperini e prima di riannodare un vecchio discorso proprio con Francesco Totti.
Logico, naturale, che dopo Ranieri i Friedkin pensassero dunque a come riportare a casa, a Trigoria, l’uomo che più di tutti rappresenta la Roma nel mondo. E questa è la vera domanda, come si poteva pensare di andare incontro al centenario del club, che cadrà nel 2027, senza il suo autentico simbolo? Questo però non vuol dire che l’ex capitano farà semplicemente da ambasciatore. Sarebbe un peccato – come è successo nella precedente esperienza con Pallotta – non mettere a frutto le sue conoscenze.
È quasi incredibile infatti che, dopo aver fatto il dirigente da calciatore, nella nuova veste non venisse invece consultato sulla scelta degli allenatori e dei giocatori. Perché Francesco è sempre stato una risorsa inimitabile: non è un caso che Pisilli abbia sempre confessato di essersi ispirato al mito di Totti. E chissà che anche per Pellegrini, avviato ormai alla scadenza, non si aprano nuovi orizzonti. All’alba di un poetico corso sempre più giallorosso.



