Stramaccioni: “L’ultimo giorno a Trigoria scoppiai a piangere. Bruno Conti un padre per me”

L'ex allenatore dell'Inter racconta il momento in cui ha lasciato la guida delle giovanili romaniste, per trasferirsi a Milano

di Redazione

Tuttosport (S. Pasquino) – La carriera di Andrea Stramaccioni è stata, fino a questo momento, anomala. Da giovane tecnico delle giovanili romaniste, fu chiamato all’Inter da Massimo Moratti, che in un momento di difficoltà per il club ha affidato a lui la panchina della prima squadra. Poi le esperienze all’estero fino all’approdo in Iran. Ora, a 44 anni, cerca il riscatto in Europa. Stramaccioni ha raccontato il suo percorso, tornando anche agli anni passati a Roma. Di seguito, le sue dichiarazioni:

Sull’addio alla Roma.

Il mio trasferimento all’Inter è stato doloroso e piuttosto turbolento. Dopo sei anni di Roma, io romano e romanista, ero legato in modo paterno a Bruno Conti che mi aveva scovato alla Romulea. Purtroppo stava cambiando proprietà, come poi sarebbe accaduto con Moratti, con la cessione del club dalla famiglia Sensi agli americani. E io mi ritrovai chiuso perché in Primavera c’era un totem quale è ancora oggi Alberto De Rossi. Per fortuna avevo offerte da Juve, Fiorentina e soprattutto dall’Inter che già da qualche anno mi corteggiava. Da Milano arrivò una proposta importante ma, per liberarmi, fui costretto a esercitare una clausola rescissoria che avevo nel contratto. Il problema è che, per fare questa operazione, aveva dovuto dare l’ok proprio Moratti dopo aver parlato con Rosella Sensi visto che la trattativa stava diventando quasi un caso politico perché l’Inter non voleva che il mio passasse come uno sgarbo alla Roma. Io, l’ultimo giorno a Trigoria, scoppiai a piangere perché uscire da quei cancelli, per uno come me, era un brutto colpo.