Il Tornatora

Spalletti: «Finora abbiamo fatto ridere…»

di Redazione

Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo) – La Roma continua a vincere, in campionato l’ultima sconfitta in trasferta risale al 29 gennaio contro la Sampdoria, da allora la squadra di Spalletti ha sempre presi i tre punti fuori casa e ieri a Bologna è stato più facile del previsto. Resta a distanza il Napoli mentre Lazio, Inter e Atalanta hanno perso terreno. La Roma ha trovato subito il riscatto dopo l’eliminazione in Coppa Italia nel derby. Non era facile, sottolinea il tecnico Luciano Spalletti: «Era un momento particolare, che poteva diventare difficile non solo in questa partita, ma anche in allenamento. Se non avessimo visto quella serietà che ci vuole da grandi uomini, a Bologna sarebbe stata più dura». Allo scudetto crede, ma solo perché la matematica non condanna ancora la Roma. Spalletti è realista: «Se la Juve in sette partite fa tre punti meno di noi lo vince ugualmente. Hanno numeri impressionanti, noi dobbiamo avere stimoli e motivazioni e in questo momento abbiamo solo questo, ma loro le hanno vinte quasi tutte». Ha riproposto Juan Jesus esterno come contro l’Inter per dare più solidità alla difesa: «In realtà i quattro difensori non sono centrali, hanno caratteristiche difensive ma Juan Jesus ha giocato tantissimo da esterno nell’Inter e con noi ha fatto anche il quinto offensivo come a Milano. Rüdiger gioca in Nazionale come quarto di destra, addirittura Löw mi ha chiesto se lo vedessi meglio da centrale o da terzino. Con questa forza difensiva diventa più facile lasciare liberi quelli davanti e non serve il raddoppio su esterni forti come quelli del Bologna. Avevamo puntato sul possesso palla e sull’attenzione a non scoprirci mai, c’era il rischio di prendere ripartenze forzando per andare in anti. Ci è successo quando abbiamo perso».

SPRONA DZEKOElogia tutti i giocatori, tranne uno: «L’equilibrio in campo è stato perfetto, Nainggolan stratosferisco, Strootman pure. De Rossi ha fatto bene. Mentre Dzeko deve migliorare e dare di più. Oltre ai gol e ai numeri importanti deve fare meglio nel sa- per stare dentro una squadra, deve essere più disponibile al palleggio e più cattivo dentro l’area. A Bologna ha segnato un gol in cui i meriti vanno ai suoi compagni». Aveva chiesto un certo atteggiamento da duri e lo racconta alla sua maniera: «I giocatori si sono allenati con il “ghigno”, sono stati perfetti. Non ci siamo fatti la barba, eravamo anche un po’ “sudicini” (testuale, ndr) e ora se vogliamo sperare bisognerà abituarsi ad avere un rendimento costante».

QUALCOSA DA RIVEDERE – In campionato la Roma ha avuto un rendimento da protagonista, probabilmente stabilirà il record di punti nella sua storia. Ma potrebbe non bastare perché Spalletti continui il suo lavoro in giallorosso. Ha sempre detto che resta solo se vince e si affida ai paradossi: «Per ora abbiamo fatto ridere. Mancano sette partite che possono determinare la classifica, se riusciamo a fare bene l’annata prende un sapore diverso nonostante certe sconfitte. La cosa più importante sarà vedere quanti punti avremo fatto da quando ho preso questa squadra nei confronti di Juve, Inter e Milan. Una sconfitta ci sta, ma visto che abbiamo perso le partite determinanti c’è qualcosa da rivedere. Bisogna dire: “Questa la porto a casa e basta”. Questi giocatori hanno bisogno di essere stimolati e a volte la tensione si abbassa. Noi venivamo da queste due sconfitte molto brutte (contro Lione e Lazio all’andata, ndr), vanno fatti i complimenti ai ragazzi perché c’era da assorbire il contraccolpo e riorganizzarci e l’abbiamo fatto vincendo». Non parla del futuro, ma sa dove la sua Roma avrebbe potuto fare meglio: «Avrei dovuto cambiare di più e siamo mancati in quei due risultati contro Lazio e Lione, determinanti nel doppio confronto. Il peso del dover vincere per forza si è sentito, dipende poi da come ti comporti nel lungo termine, ma questo peso è diventato doppio sulle mie spalle…».