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Repubblica.it – Si è dimesso il sindaco di Roma Ignazio Marino. Dopo una lunghissima giornata di incontri, pressing e trattative, in serata il primo cittadino della capitale ha deciso di lasciare l’incarico. Una mossa attesa sin dalla mattinata il cui annuncio ufficiale è arrivato però solo alle 19.30.

Sono state ore decisive in Campidoglio, con l’ormai ex sindaco chiuso a Palazzo Senatorio e deciso a resistere fino all’ultimo. I primi a dare l’addio  il vicesindaco Marco Causi e gli assessori Stefano Esposito e Luigina Di Liegro: “Non sussistono più le condizioni per andare avanti”, hanno detto i tre esponenti dell’esecutivo, ultime new entry dopo il rimpasto di luglio. E altri assessori sono pronti all’addio: solo le titolari al Patrimonio e all’Ambiente, Alessandra Cattoi e Estella Marino, starebbero ancora con il sindaco. In mattinata lo stesso Esposito a SkyTg24 aveva detto: “Penso che la situazione così com’è ci porterà inevitabilmente alla fine di questa amministrazione. Chiunque arriverà a maggio troverà una situazione molto complicata per la bonifica della macchina amministrativa”. La fine dell’era Marino sembra essere dunque ormai vicina e alcune fonti Pd in Campidoglio commentano: “E’ finita. Si va a casa”. Ma il sindaco non avrebbe intezione di dimettersi, come riferiscono alcuni esponenti della Giunta. E in Campidoglio si vive una situazione di stallo. La giunta è stata sospesa, mentre gli assessori hanno lasciato Palazzo Senatorio per incontrare il commissario Pd Roma Matteo Orfini. Al termine dell’incontro il vicesindaco dimissionario ha fatto sapere che lui e l’assessore alla Legalità Alfono Sabella sono stati incaricati di riportare al sindaco le valutazioni fatte al Nazareno: “Per rispetto nei confronti di Marino prima ne devo parlare a lui poi con voi – ha risposto Causi ai giornalisti che gli chiedevano cosa dirà al sindaco – ve ne parlerò dopo il colloquio in Campidoglio”. Ma le voci parlano della richiesta di fare, a questo punto, un passo inidetro. Cori di contestazione della destra in piazza del Campidoglio, trasformata in una sorta di stadio con tifo pro e contro il sindaco.

Marino lascia così il Campidoglio scrivendo una lettera ai romani:

Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafiosoQuella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere. Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio”.