CORRIERE DELLO SPORT (Giorgio Marota) – Di gara in gara, la Roma sta compiendo un salto in avanti soprattutto in termini di personalità e di qualità del gioco. “Dobbiamo fare un salto di qualità tecnica”, era stato l’invito di Gasp prima della partenza per il Maradona. Il tecnico ha sempre apprezzato l’approccio dei suoi, eppure notava delle lacune. Nel post partita Gian Piero si è invece mangiato le mani, parlando di rimpianti e di chance sprecata. Del resto, i pareggi contro Milan e Napoli, per la mole di gioco creata e le occasioni prodotte, potevano in effetti portare sei punti in cascina anziché soltanto due.
Negli ultimi due confronti diretti l’undici romanista ha tirato 24 volte – 9 in porta – di cui 18 da dentro l’area, è entrata 134 volte coi suoi giocatori nei sedici metri finali di campo, addirittura in 87 circostanze contro i rossoneri, ha crossato 42 volte ha e dribblato in altre 31 occasioni, per un totale di xG pari a 4,51. Avrebbe dovuto segnare dunque quasi cinque reti, invece ne sono arrivate tre, di cui due su rigore.
Ad aumentare i rimpianti c’è il calcolo matematico della classifica. In caso di doppio successo, i capitolini sarebbero oggi terzi a 51 punti, uno in meno del Milan (52), a +2 dagli azzurri di Conte e addirittura a +5 dalla Juve quinta. Prima, però, l’abisso. Almeno in termini di risultati. Nel girone d’andata la Roma ha infatti perso contro Inter, Milan, Napoli, Juve e Atalanta, sempre di misura e in modo piuttosto simile per lo svolgimento degli incontri: quando è andata sotto, la formazione giallorossa non ha mai saputo reagire.
Viceversa, l’andamento con tutte le altre squadre è stato da scudetto: 15 vittorie in 18 partite, con gli unici incidenti di percorso registrati in casa col Toro e lontano dall’Olimpico contro Cagliari e Udinese. Prima delle sfide con Milan e Napoli, la Roma aveva conquistato 89 punti in 88 confronti con le sue competitor che, dal 2020 in avanti, hanno giocato le coppe.
La media, a causa dei recenti pareggi, non è stata migliorata, ma neppure peggiorata. Qualcosa però è evidentemente cambiato. I timori reverenziali sono spariti, alcuni calciatori si sono tolti di dosso l’etichetta di incompiuti contro le grandi. Così anche gli errori sotto porta, spesso figli della frenesia e dell’ansia, sono diminuiti in modo sensibile. In qualsiasi caso, il gioco è addirittura migliorato, divenendo più armonioso, corale ed efficace. È come sei calciatori volessero dimostrare qualcosa in più, soffrendo le critiche di una piazza stanca di registrare passi falsi negli appuntamenti che contano.
