Fabio Borini firma il successo contro la sua ex squadra, il Parma, e incarna al tempo stesso l’idea di calcio di Luis Enrique. L’attaccante che fa il difensore, la punta che lotta e sgomita. Il giocatore che aiuta i compagni e che riesce anche a mettersi la medaglia al petto. (…). Il ventenne che si comporta da senatore e che lancia la Roma verso la zona Champions. Con il doppio sorpasso sull’Inter e sul Napoli, sale al quinto posto in classifica e vede finalmente il terzo che adesso è più vicino, a 4 punti: con 14 giornate a disposizione la corsa è ancora apertissima.

Presi i tre punti, pesanti e meritati, adesso la Roma non deve più sentirsi bambina, lasciando stare l’altalena con cui sembra divertirsi, trascurando però la posta in gioco. Deve recitare da grande fino alla conclusione del torneo, comportandosi proprio come ha fatto ieri pomeriggio all’Olimpico contro il Parma (tra l’altro la prima squadra battuta in questa stagione, cinque mesi fa). Il risultato, 1 a 0, non rispecchia lo scorrimento della gara. Perché la prova dei giallorossi è completa, definizione rubata a Luis Enrique che è sembrato davvero soddisfatto. Perchè ha visto proprio quanto si aspetta dal suo gruppo. Equilibrio di squadra e partecipazione dei singoli. (…). Niente pericoli per Stekelenburg che comunque risulta fondamentale quando l’ex Okaka gli si presenta davanti per calciare forte. Sarà l’unica chance degli ospiti, mentre tante, in particolare nella ripresa, sono quelle per la Roma. Sprecona, ma stavolta attenta.

Luis Enrique, ritrovando quasi tutti i giocatori in organico, può scegliere i migliori. Mancano solo il convalescente Burdisso e lo squalificato Kjaer. Gli altri sono a disposizione. E in campo vanno i più utili al sistema di gioco. De Rossi, in mezzo a Juan e ad Heinze, dà tranquillità a due reparti. Quando non ha la palla è la diga, quando imposta è la mente. Due giocatori in uno e per questo insostituibile. Se la difesa tiene meglio, anche il centrocampo è più propositivo. Gago è libero di assistere gli attaccanti, Pjanic di scegliersi la posizione per diventare efficace. Donadoni scimmiotta i colleghi che lo hanno preceduto. Si affida alla difesa, schermandola con cinque centrocampisti. Il Parma, però, dà l’impressione di optare per un percorso improvvisato. Davanti Giovinco e Palladino hanno tecnica ma poco peso. Gli esterni Jonathan e Gobbi sono timidi e non accompagnano come dovrebbero le punte. I tre marcatori, se attaccati, risultano fragili. Nel primo tempo l’arbitro Peruzzo non assegna il rigore alla Roma per un evidente fallo di mano in area di Ferrario: con il braccio destro il centrale fa muro sul tiro da fuori di Gago. L’argentino, su iniziativa di Pjanic, apre a destra per Borini: destro in diagonale e vantaggio giallorosso al minuto ventisei. (…)

Il Parma resta lì, a mezza strada. Non attacca e nemmeno attende. Totti, premiato da Baldini prima del match per le 700 gare da professionista (da ieri 701), si fa ammonire, falletto su Ferrario, per saltare l’Atalanta e non la Lazio. Entra Okaka, nel recupero del primo tempo: fuori Palladino che chiede il cambio. La Roma entra in campo, nella ripresa, per chiudere il match. Non ci riuscirà. Nel senso che Osvaldo, Borini, Totti, Rosi, Lamela, Taddei e addirittura il debuttante Marquinho si pappano sei palle-gol: sciatteria e Mirante. Ma stavolta nemmeno Luis Enrique si arrabbierà con i suoi giocatori: questo 1 a 0 gli piace e anche tanto. Perché gli sprechi nella circostanza non si pagano: merito dell’atteggiamento della squadra che mostra equilibro e solidità. E perché il Parma non c’è e non ha la forza di rientrare in panchina. (…)

Le sostituzioni in corsa sono mirate: Lamela per Osvaldo che ancora non è al top, Marquinho al posto di Pjanic per regalare l’esordio al brasiliano arrivato a gennaio e Bojan per Borini che si prende la meritata standing ovation. Le mosse di Donadoni, invece, non incidono: Valdes per Morrone e Biabiany per Jonathan. In trentamila all’Olimpico applaudono al quinto posto ritrovato dopo tre mesi, l’ultima volta il 20 novembre dopo il successo sul Lecce. Prima di avere in serata la certezza che la zona Champions torna a essere l’obiettivo della stagione della nuova Roma: la Lazio e l’Udinese sono davanti solo 4 punti.

Il Messaggero – Ugo Trani