La prima risata della giornata gliel’ha strappata Fiorello con l’imitazione che da ieri impazza sul web. Luis Enrique diventa «scucchietto» e chiede di «aspettare, due, tre, cinque annos…» prima di raccogliere successi con la sua Roma. Meglio riderci su.

La giornata dell’allenatore, però, è iniziata col broncio. Scuro in volto e tirato, si è presentato a Trigoria di mattina e ha incontrato subito i dirigenti Baldini e Sabatini. Nessun «summit», perché non c’era niente da chiarire, ma un normale confronto sulla situazione della Roma, peggiorata dalle ultime due sconfitte. Il tecnico non è mai stato in bilico e non lo è adesso. Al momento, è da escludere categoricamente anche un suo passo indietro. Così la «scossa» che serve in momenti del genere è arrivata attraverso il confronto tra lui e la squadra. Prima dell’allenamento pomeridiano, chiusi nello spogliatoio, Luis Enrique, lo staff e i giocatori, per mezzora si sono detti tutto in faccia. L’allenatore ha ripetuto le accuse fatte alla squadra sabato all’Olimpico dopo la partita con il Milan, puntando il dito sui cali di tensione che continuano a costare gol e punti alla Roma. «Non è possibile commettere errori del genere – il senso del suo discorso – è inaccettabile quando si gioca contro l’ultima in classifica, figurarsi contro il Milan».

L’allenatore ha parlato in italiano, senza chiedere mai l’aiuto all’interprete, ma gli è scappata pure qualche frase in spagnolo nei momenti di maggiore rabbia. Un discorso affrontato con toni duri e senza giri di parole che per la prima volta ha trovato una risposta decisa di alcuni giocatori. Burdisso e altri «senatori», per esempio, hanno invitato Luis Enrique ad aumentare le esercitazioni sulle palle ferme, in modo da diminuire il rischio di black-out in partita. I risultati negativi e le accuse ricevute hanno portato un po’ di scontento e perplessità nel gruppo. Diversi giocatori, ad esempio, non hanno gradito gli elogi fatti dal tecnico a Pjanic e Lamela nel post-partita: secondo la loro interpretazione, è stato un modo per addossare le colpe della sconfitta ai «vecchi». Un’altra scelta di Luis Enrique ha fatto storcere il naso a più di qualcuno: seguendo l’esempio di altre squadre di serie A, da oggi fino a venerdì gli allenamenti sono spostati alle 14 (inizialmente era previsto alle 15), per avvicinarsi all’orario della partita: sabato a Novara si gioca la sera. Qual è il problema? Allenandosi la mattina il resto della giornata è libera…

Insomma si intravede qualche piccola crepa nel rapporto tra Luis Enrique e la squadra, ma la società, sostenuta da un ambiente tutto sommato tranquillo (ieri altro striscione di incitamento appeso fuori da Trigoria) è convinta che se ne verrà fuori. «L’allenatore – spiega Sabatini – risponde al 100% alle nostre aspettative e a quelle dei calciatori. Ora ha bisogno di risultati per essere credibile. È una fase transitoria, lo sapevamo, ma non abbiamo perso nessuna partita senza averla potuta vincere. Partendo da questo presupposto i risultati cambieranno. Non dobbiamo minimamente perdere la fiducia, anche se siamo consapevoli che la gente la sta perdendo».. Baldini è altrettanto realista: «Bene puntare sui giovani, ma bisognerebbe avere anche più risultati per dare corpo a questa scommessa. È ambizioso il progetto, giocare con una linea d’attacco come si è fatto contro il Genoa è piuttosto presuntuosetto». Su Luis Enrique: «È amareggiato – aggiunge il dg a Radio Anch’io Lo Sport – perché vede lavoro di settimane mandato in aria per singole dimenticanze».

C’è da capirlo e la società dovrà continuare ad essere comprensiva anche nel prossimo mercato di gennaio:mancano ancora un paio di «pezzi» per completare la squadra. «La voglia di migliorarsi c’è sempre – dice Baldini – il problema di ampiezza della rosa consiglierebbe di vendere, se si riuscisse a comprare attraverso il vendere non sarebbe male». E questo dovrà provare a fare la Roma.
Il Tempo – Alessandro Austini