La sfida del campionato di Apertura si è conclusa 0-0, ma da allora molte cose sono cambiate. Nell’Inter, per dirne una, non c’è Giampiero Gasparini sulla panchina ma il grande ex Claudio Ranieri. Nella Roma, invece, è esploso Erik Lamela, assente per infortunio nella gara del 17 settembre ma abile e arruolato per la sfida di oggi pomeriggio, alle 15, all’Olimpico, valida per il campionato di Clausura. Abbiamo scritto Apertura e Clausura — e non andata e ritorno — perché mai con adesso Roma-Inter sembra una partita del campionato argentino. Oggi pomeriggio dovrebbero essere in sette tra i titolari delle due squadre, più uno in panchina (Mauro Zarate) e tre assenti di «peso» (Ricardo Alvarez nell’Inter, Nico Burdisso e Dani Osvaldo, che ha però passaporto italiano e ha scelto la nostra nazionale, nella Roma).

È forse anche un luogo comune, ma se lo dicono tutti un motivo ci sarà: gli argentini ci mettono un minuto per ambientarsi e per capire il calcio italiano. Tattici, duri mentalmente e psicologicamente, spesso dotati di talento, capaci di sopportare le grandi tensioni. Un derby tra Boca e River non ha niente da invidiare, in quanto a folle rivalità, con un Roma-Lazio. La Roma è stata per anni la squadra dei brasiliani. Una storia fatta da Falcao, Toninho Cerezo, Cafu. Il grande argentino è stato Gabriel Batistuta, venuto a vincere lo scudetto del 2001: un amore fulmineo ma di corta durata. Oggi la dinastia argentina è molto più solida: Heinze in difesa (Newell’s Old Boys), Gago a centrocampo (Boca Juniors) e Lamela in attacco (River Plate). Casa Gago, dove il centrocampista convive con la compagna Gisela Dulko, giocatrice professionista di tennis, è stata il centro di una cena a base di asado per soli argentini.

La comunità argentina dell’Inter è ancora più radicata: Javier Zanetti è alla diciassettesima stagione con i nerazzurri (555 presenze in serie A), Esteban Cambiasso all’ottava, Walter Samuel alla settima (dopo quattro a Roma, compreso lo scudetto 2001) e Diego Milito (autore della doppietta nella finale che ha riportato la Coppa campioni a Milano dopo 45 anni) alla terza. Curioso il destino che ha incrociato le strade di Erik Lamela e Ricardo Alvarez. Il d.s. romanista Walter Sabatini ha a lungo seguito il fantasista del Velez Sarsfield, che ha poi scelto l’Inter (pagato circa 10 milioni tra fisso e bonus). A quel punto si è lanciato su Lamela, talentino del River Plate che era appena retrocesso in seconda divisione. Tra cartellino, commissioni ai procuratori e tasse, Lamela è costato circa 17 milioni. Visto il rendimento, però, a Roma sono tutti convinti che l’affare sia stato prendere lui e non Alvarez. Storie di argentini. A inizio partita si saluteranno e a fine gara si abbracceranno. Ma durante i 90′, nessuno sconto.
Corriere della Sera – Luca Valdiserri