Roma bifronte: attacco super ma difesa e tifo sono le zavorre

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La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – La sensazione è che il giorno che i giocatori della Roma ritroveranno l’entusiasmo che avevano dal primo giorno di Garcia alla notte del 7-1 contro il Bayern, allora a Trigoria si potrà veramente credere allo scudetto. I problemi tattici ci sono, vedi i tanti gol incassati, quelli fisici pure, ma la Roma avrebbe l’organico per battere quasi tutte le squadre della A. Il guaio più grande di Garcia e dei suoi sembra essere questa continua lotta contro se stessi e contro il mondo esterno che li porta a divertirsi raramente in campo e — spesso — a faticare nell’aiutare il compagno in difficoltà.

MUTUO SOCCORSO – Sabatini ne ha parlato una volta, lo hanno fatto poi anche De Rossi e Nainggolan: richiami all’unione e alla compattezza in campo, tutti aspetti che negli ultimi mesi sono andati persi. Gli arrivi di Dzeko, Szczesny e Salah e il rientro (forse affrettato) di Castan sembravano aver portato una boccata d’aria fresca, ma non è bastato. Così come non sono bastati lo straordinario avvio di stagione di Pjanic e Florenzi o la continuità di Digne. La Roma fatica a trovare la quadratura del cerchio — oltre che un undici titolare — e questo si vede. Alterna prestazioni scintillanti (Juve, il primo tempo di Palermo, ma anche la battaglia contro il Barça) a serate da incubo. E non ha compattezza difensiva, Manolas è costretto a fare gli straordinari e sulle fasce è emergenza.

In compenso però davanti le cose vanno bene e magari a trascinare la squadra potrebbe essere, come nel 2013, Gervinho, tutto gol, corsa e sorrisi. A lui, a sorpresa capocannoniere, il compito di guidare gli altri e, magari, insegnare qualcosa anche a Iturbe, il muso lungo del gruppo. L’argentino, dopo un promettente avvio, sembra tornato quello di un anno fa e con la concorrenza che c’è sarà difficile risalire. Non ne ha bisogno Dzeko: è il centravanti titolare, appena guarirà riprenderà il suo posto con la speranza di ripercorrere le orme di Pruzzo e Batistuta.

L’AMBIENTE – Il Bomber e il Re Leone erano gli idoli dei tifosi, quando la Sud e la squadra si trainavano a vicenda. Oggi, con la curva in protesta contro il Prefetto e il presidente Pallotta, la Roma gioca in un Olimpico silenzioso e semideserto. In una squadra che ha bisogno di entusiasmo per credere nello scudetto, è una zavorra pesante.

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