Viaggiando nella Hall Of Fame: Roberto Pruzzo, missione Bomber

Il bomber: "Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto"

di Redazione

Pagine Romaniste (F. Belli) – Il primo gol segnato alla Roma con la maglia del Genoa. Il gol dello scudetto segnato con la maglia della Roma al Genoa. L’ultimo in carriera segnato di nuovo alla Roma con la maglia della Fiorentina. Chiamatelo se volete destino, ma nella vita di Pruzzo la Roma è una costante fissa, invariabile, immutabile. Del resto Antonhy Robbins diceva che il destino di un uomo viene definito dai suoi pensieri e dalle sue azioni, non può cambiare il vento del fato ma può indirizzarne le vele. Allora siete liberi di credere al destino, alle coincidenze, ma io non ci credo. Non può essere tutta una casualità la vita “der bomber de Crocefieschi”, come veniva chiamato in Boris. Come detto, esordisce al Genoa prima di trasferirsi poco dopo alla Roma. Non c’è nessun colpo di fulmine, nessun amore a prima vista, alla fine della prima stagione medita di andarsene. I tifosi non sono convinti e in un libro Fulvio Stinchelli ricorda un aneddoto interessante parlando con “Fuffo” Bernardini allo stadio: “Seguendo una fase di gioco mi sfuggì un apprezzamento: Però, questo Pruzzo, a volte, fa venire il latte alle ginocchia. Senza voltarsi, continuando a fissare il campo, il Dottore sibilò: “Non bestemmiare! Pruzzo è un attaccante eccezionale. Come difende la palla lui, non ce n’è altri”. La benedizione sacra del professore.

Il gol salvezza con l’Atalanta e “Lode a te Roberto Pruzzo”

Laudato sia il professore e il bomber rimane, segnando il gol all’Atalanta che salva i giallorossi dalla Serie B. Sembra strano, ma quel gol salvezza è il primo vero pilastro per le vittorie degli anni ’80. Il bomber col baffo segna a ripetizione e dalla Curva Sud nasce un coro che provoca il Grande Scisma: “Lode a te Roberto Pruzzo”. Regala ai tifosi delle gioie incommensurabili, ma Pruzzo non è un bomber normale. E’ un bomber che soffre. Soffre la sconfitta e soffre le delusioni di campo. Nella sua autobiografia riassume la sua carriera in modo simil tragico: “Cosa mi resta della mia carriera da centravanti? I gol sbagliati e le sconfitte. Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto. La retrocessione in B del Genoa causata anche da un mio rigore sbagliato e la finale di Coppa Campioni persa con il Liverpool ancora mi vengono a trovare ogni tanto”. Non è facile convivere con i fantasmi del passato. Del resto il dolore peggiore che un uomo può soffrire, diceva Erodoto, è quello di avere comprensione su molte cose e potere su nessuna. E purtroppo il passato non è solo ciò che è successo, ma anche ciò che avrebbe potuto succedere ma non è avvenuto, rimpianti che segnano il destino di un grande campione.